Sindrome di De Quervain: sintomi , complicanze e terapia

Sindrome di De Quervain: sintomi , complicanze e terapia

Per sindrome di De Quervain in campo medico, si intende una forma particolare di tendinite (infiammazione del tendine), caratterizzata da restringimento (stenosi) o tumefazione dell’estensore breve e dell’abduttore lungo del pollice. Riguarda la guaina dei tendini estensori del pollice, che si trova a livello della stiloide radiale si avrà una discrepanza tra contenente e contenuto per cui il tendine non riuscirà più a scorrere liberamente creando dolore nei movimenti di estensione del pollice.

Eziologia

La malattia consegue spesso a microtraumatismi ripetuti, dovuti a movimenti di flesso-estensione del pollice ripetuti, come quelli che si hanno in attività quali: cucire, usare il mouse o la tastiera del pc, suonare uno strumento. Può essere correlata anche alle patologie tendinee del gomito come epicondilite ed epitrocleite

 

Sintomi

Fra i sintomi il più comune è il dolore che si forma in maniera aggravata se si muovono le zone interessate (polso e pollice).

Esami

Test di Finkelstein.

Per una corretta diagnosi risulta sufficiente il test di Finkelstein che consiste nell’ulnarizzazione forzata del polso, da cui una recrudescenza della sintomatologia.

Con questo test si provoca uno stress sull’ abduttore lungo del pollice ed sull’ estensore breve del pollice, ponendo il pollice nel palmo di una mano chiusa a pugno e poi deviando ulnarmente il polso. Una tenosinovite modesta si può presentare con il solo dolore all’estensione contro resistenza della MCF del pollice.

Complicanze

Fra le complicanze vi è la rottura del tendine.

Terapia

Il trattamento nei casi più lievi prevede :  riposo e ghiaccio locale, mentre come somministrazione di farmaci i FANS dovrebbero essere sufficienti. Se non dovesse bastare si immobilizza la zona interessata e si usano i corticosteroidi di solito un ciclo di 3 infiltrazioni locali distanziate Nei casi più resistenti si pratica un intervento chirurgico di puleggiotomia.

L’intervento di puleggiotomia consiste in una piccola incisione cutanea dopo anestesia locale che mira a liberare i tendini del pollice mediate apertura della guaina che stringe gli stessi. I tempi di recupero sono molto rapidi; si sconsiglia di bagnare la ferita sino alla rimozione dei punti di sutura ed evitare lavori pesanti per 3 settimane. Tuttavia la mobilizzazione delle dita è immediata e con scarso dolore.

Sindrome del tunnel carpale: sintomi, diagnosi, trattamento

Sindrome del tunnel carpale

La  sindrome del tunnel carpale  è una  neuropatia  dovuta all’irritazione o alla compressione del  nervo mediano  nel suo passaggio attraverso il  canale carpale.

Tunnel carpale: Sintomatologia
La sindrome è dovuta più frequentemente all’infiammazione cronica della borsa tendinea dei flessori (tenosinovite), che comprime il nervo mediano. Può manifestarsi in corso di gravidanza, nei soggetti affetti da ipotiroidismo e nei soggetti affetti da  artrite reumatoide. Sono più frequenti nei soggetti che utilizzano le mani per lavori di precisione e tipicamente ripetitivi.
La sindrome si manifesta più spesso nei soggetti femminili ultraquarantenni[, con disturbi della sensibilità che colpiscono le prime 3 dita (pollice,  indice,  medio)e metà del quarto dito della  mano.

Tali disturbi, che si presentano prevalentemente durante la notte, possono evolvere nei casi più gravi in una progressiva ed irreversibile perdita della sensibilità alle prime 3 dita ed alla mano dal lato seguita da ipo-atrofia dei muscoli della mano (muscoli tenari): ma anche agli uomini trentenni che fanno sforzi come giocare a bowling, muovere ripetutamente il mouse, usare il martello pneumatico. Il paziente avrà difficoltà ad eseguire lavori con le dita come stappare una bottiglia .

Nelle fasi iniziali il paziente lamenta  parestesie  a scossa. Clinicamente il dolore e le parestesie possono essere evocati attraverso la percussione fasica a livello del tunnel carpale (segno di Tinel). Se il paziente lamenta la comparsa di scosse il segno è da considerarsi positivo. Altro segno caratteristico è la manovra di Phalen che consiste nel tenere iperflessi i polsi l’uno contro l’altro per 1 minuto: la comparsa di parestesie è da considerarsi un segno positivo per la sindrome.


Tunnel carpale: Diagnosi
La valutazione clinica della sindrome avviene attraverso la raccolta dei sintomi lamentati dal paziente e attraverso le manovre ortopediche sopracitate. La diagnostica consente di porre diagnosi di malattia con certezza utilizzando l’ENG (elettroneurografia) metodica che consiste nello stimolare elettricamente il nervo e registrare con appositi elettrodi la corrispondente contrazione dei muscoli innervati dallo stesso. Questa metodica consente di misurare la velocità di conduzione nervosa e nella STC, permette di evidenziare l’aumento del tempo di conduzione a livello del canale carpale. A ulteriore conferma, si studia la componente sensitiva del nervo, la cui velocità di conduzione risulta diminuita.

Tunnel carpale: Trattamento
Il trattamento del medico è quello di una oculata infiltrazione di cortisone nelle fasi iniziali. Quando la sindrome è cronica è preferibile il trattamento chirurgico in anestesia locale che consiste in un release del nervo al carpo (sindesmotomia del legamento trasverso del carpo) attraverso una piccola incisione (1-2 cm) in sede carpale,  volarmente.
Ad intervento eseguito il dolore si risolve velocemente, mentre le parestesie possono durare anche per alcune settimane in quanto il nervo, quando è molto compresso, il recupero è molto lento. Se la compressione è durata troppo a lungo con una atrofia degli assoni il nervo non recupera più nonostante l’intervento

Tunnel carpale: Prevenzione e postura
La posizione corretta nell’uso della  tastiera  permette di ridurre la sindrome del tunnel carpale. In Italia l’uso professionale delle tastiere, l’altezza, le caratteristiche della corretta posizione di seduta e le altre indicazioni sull’argomento sono stabilite del d.lgs 9 aprile 2008 n. 81 (Testo unico sulla sicurezza sul lavoro

Dito a scatto sintomi cause diagnosi e trattamento

Dito a scatto: Il dito a scatto è un disturbo in cui una delle dita delle mani rimane in posizione piegata, per poi raddrizzarsi con un brusco scatto (come se venisse tirato e rilasciato un grilletto “trigger finger”). La malattia è causata dal restringimento della guaina sinoviale che circonda il tendine del dito colpito.
Il disturbo è spesso doloroso e in condizioni particolarmente gravi, può determinare un vero e proprio blocco funzionale della sede colpita.
Il dito a scatto insorge più comunemente nella mano dominante e nella maggior parte dei casi colpisce il pollice, il medio o l’anulare.

La patologia può colpire più dita contemporaneamente e può coinvolgere entrambe le mani.
Le persone costrette ad eseguire azioni ripetitive di presa, per motivi occupazionali o per hobby, risultano maggiormente suscettibili all’insorgenza del dito a scatto.  Il trattamento terapeutico varia in relazione alla gravità ed alla durata del disturbo.

Sintomi e segni clinici del dito a scatto
I segni ed i sintomi del dito a scatto possono essere lievi o gravi e comprendono:
gonfiore o rigidità del dito (soprattutto al mattino);
sensazione di scatto o schiocco al compimento del movimento di flessione-estensione oppure dolore mentre si afferra saldamente un oggetto;
presenza di un nodulo alla base del dito colpito;
dolore localizzato sul palmo della mano;
dito bloccato in posizione piegata, che si raddrizza improvvisamente oppure, in casi più gravi, che non riesce a completare il movimento di estensione.
In caso di rigidità o di scatti all’articolazione di un dito sarebbe opportuno avvertire il medico, soprattutto se l’area colpita è calda ed infiammata, in quanto i sintomi indicano l’insorgenza di una possibile infezione.

Dito a scatto: cause La causa principale che determina l’insorgenza del  dito a scatto è un restringimento della guaina che circonda

il tendine del dito colpito. I flessori(superficiale e profondo) sono lunghe fibre che partono dai muscoli dell’avambraccio, passano nel polso e si inseriscono sulle falangi delle dita, collegando il muscolo all’osso. I tendini sono rivestiti da una membrana protettiva, a sua volta circondata dalla tenosinovia, la quale rilascia un liquido lubrificante, che permette al tendine di scorrere senza attriti nella sua membrana, mentre il dito compie movimenti di estensione e di flessione. Se la guaina tenosinoviale s’infiamma frequentemente o per periodi di tempo prolungati, lo spazio all’interno del rivestimento del tendine può diventare ristretto e costrittivo.

I tendini flessori delle dita non scivolano facilmente attraverso la guaina e costringono il dito a rimanere bloccato in posizione piegata, prima di estendersi con uno scatto. Questa condizione determina irritazione e progressivamente un processo flogistico a carico dei tendini coinvolti. Nel caso in cui l’infiammazione sia prolungata è possibile che insorgano cicatrici, ispessimenti (fibrosi) o noduli.  La presenza del rigonfiamento sinoviale aumenta la difficoltà del tendine nel superare l’ingresso del canale digitale. Per riuscire ad estendere il dito, il paziente deve compiere una trazione forzata, provocando lo scatto, associato ad un violento dolore. Il disturbo è molto fastidioso, in quanto limita notevolmente la funzione della mano.


Fattori di rischio: I fattori di rischio che rendono suscettibili all’insorgenza del dito a scatto sono:
Microtraumi alla mano.
Movimenti di presa ripetuti: un soggetto è più incline a sviluppare il dito a scatto se costretto ad afferrare un oggetto, come uno strumento o un utensile per lavoro (forbici, cesoie ecc…)per lunghi periodi di tempo.
Malattie concomitanti: pazienti affetti da alcune patologie (artrite, reumatoide, diabete ,ipotiroidismo e alcune infezioni) risultano essere maggiormente a rischio di soffrire di dito a scatto.
Sesso: il disturbo è più comune nelle donne. Minore è l’incidenza nel sesso maschile.

Dito a scatto: diagnosi La diagnosi del dito a scatto è essenzialmente clinica: il medico può diagnosticare il disturbo basandosi sull’anamnesi (storia clinica del paziente) e sull’esame obiettivo. L’esame fisico consente al medico di identificare le zone dolenti, verificare la fluidità dei movimenti chiedendo al paziente di chiudere e aprire la mano (passando dalla posizione di flessione a quella di estensione). Con la palpazione del palmo della mano, in corrispondenza dell’articolazione metacarpo-falangea, il medico può rilevare la presenza di eventuali noduli sottocutanei, spesso dolenti.

Trattamento: il trattamento nelle fasi iniziali può essere limitato alla fisioterapia ed infiltrazioni
Intervento chirurgico: è indicato nelle fasi conclamate e consiste nella tenolisi dei flessori.
Questa rappresenta una procedura chirurgica ambulatoriale utile a migliorare i movimenti delle dita attraverso la liberazione del tendine dalle aderenze che ne limitano lo scorrimento, al fine di ripristinarne la sua normale funzionalità. Dopo l’intervento effettuato in anestesia locale il recupero è rapido e scarsamente doloroso.
Si raccomanda tuttavia di non bagnare la mano sino alla rimozione dei punti di sutura.

L’artrosi del ginocchio

Artrosi del Ginocchio: Cause, Sintomi e Trattamenti Efficaci

L’artrosi del ginocchio, nota anche come gonartrosi, è una patologia degenerativa che colpisce l’articolazione del ginocchio, provocando dolore, rigidità e limitazione dei movimenti. Si tratta di una condizione cronica che peggiora nel tempo, influenzando negativamente la qualità della vita di chi ne soffre.

Questa patologia è tra le principali cause di disabilità nel mondo, soprattutto nelle persone oltre i 50 anni. Tuttavia, può manifestarsi anche in soggetti più giovani, soprattutto in seguito a traumi o fattori predisponenti.

In questo articolo analizzeremo le cause, i sintomi, le diagnosi e i migliori trattamenti per contrastare l’artrosi del ginocchio, fornendo informazioni utili per prevenirne la progressione e migliorare la qualità della vita.


Cos’è l’Artrosi del Ginocchio?

L’artrosi del ginocchio è una malattia articolare cronica caratterizzata dalla progressiva degenerazione della cartilagine articolare, il tessuto che ricopre le estremità delle ossa e permette il movimento fluido dell’articolazione.

Con il tempo, la cartilagine si assottiglia, portando a un aumento dell’attrito tra le superfici ossee, causando infiammazione, dolore e rigidità. Nei casi più avanzati, può portare alla deformazione dell’articolazione e alla perdita della mobilità.


Cause dell’Artrosi del Ginocchio

Le cause dell’artrosi del ginocchio possono essere molteplici. Alcuni fattori di rischio aumentano la probabilità di sviluppare questa patologia:

1. Età avanzata

L’usura della cartilagine è un processo naturale legato all’invecchiamento. Con il passare degli anni, la capacità rigenerativa del tessuto cartilagineo si riduce, favorendo lo sviluppo dell’artrosi.

2. Sovrappeso e obesità

L’eccesso di peso aumenta il carico sulle articolazioni, in particolare sulle ginocchia, accelerando il processo di degenerazione della cartilagine.

3. Predisposizione genetica

Alcune persone hanno una predisposizione ereditaria a sviluppare l’artrosi, a causa di alterazioni genetiche che influenzano la qualità della cartilagine.

4. Traumi e lesioni al ginocchio

Incidenti, fratture, lesioni ai legamenti o interventi chirurgici possono compromettere la stabilità articolare e favorire la degenerazione cartilaginea.

5. Attività lavorative o sportive intense

Movimenti ripetitivi, sollecitazioni eccessive o impatti continui sulle ginocchia (tipici di sport come calcio, corsa e basket) possono accelerare l’usura della cartilagine.

6. Malattie infiammatorie articolari

Condizioni come l’artrite reumatoide o la gotta possono contribuire alla degenerazione dell’articolazione e favorire la comparsa dell’artrosi.


Sintomi dell’Artrosi del Ginocchio

I sintomi dell’artrosi del ginocchio variano a seconda del grado di degenerazione della cartilagine. I più comuni includono:

1. Dolore al ginocchio

Il dolore è il sintomo principale e si manifesta inizialmente durante i movimenti, per poi peggiorare progressivamente. Nei casi avanzati, può essere presente anche a riposo.

2. Rigidità articolare

Dopo lunghi periodi di inattività, come al risveglio o dopo essere stati seduti per molto tempo, il ginocchio può risultare rigido e difficoltoso da muovere.

3. Gonfiore e infiammazione

L’infiammazione causata dall’artrosi può portare all’accumulo di liquido articolare, con conseguente gonfiore e sensazione di calore nella zona interessata.

4. Scricchiolii e rumori articolari

La cartilagine danneggiata non assicura più un movimento fluido, causando scricchiolii e crepitii durante la flessione o l’estensione del ginocchio.

5. Limitazione della mobilità

Nei casi avanzati, l’artrosi può ridurre drasticamente la capacità di movimento, rendendo difficoltoso camminare, salire le scale o compiere gesti quotidiani.

6. Deformità articolari

Nei casi più gravi, la progressiva degenerazione della cartilagine può portare alla deviazione dell’asse del ginocchio, con conseguente deformità articolare.


Diagnosi dell’Artrosi del Ginocchio

Per diagnosticare l’artrosi del ginocchio, il medico esegue un’attenta anamnesi e una visita specialistica. Gli esami più utilizzati per confermare la diagnosi sono:

1. Radiografia del ginocchio

L’esame radiografico permette di valutare il restringimento dello spazio articolare, la presenza di osteofiti (escrescenze ossee) e altre alterazioni tipiche dell’artrosi.

2. Risonanza magnetica (RM)

Fornisce immagini dettagliate delle strutture articolari, permettendo di valutare lo stato della cartilagine, dei legamenti e del tessuto osseo circostante.

3. Ecografia articolare

Può essere utile per rilevare l’infiammazione e la presenza di liquido articolare in eccesso.

4. Esami del sangue

In alcuni casi, possono essere richiesti per escludere altre patologie articolari, come l’artrite reumatoide.


Trattamenti per l’Artrosi del Ginocchio

Il trattamento dell’artrosi del ginocchio dipende dalla gravità della patologia. Si possono adottare diverse strategie terapeutiche, da quelle conservative a quelle chirurgiche.

1. Trattamenti conservativi

  • Perdita di peso: ridurre il peso corporeo aiuta a diminuire lo stress sulle ginocchia.
  • Fisioterapia: esercizi mirati migliorano la mobilità e rafforzano i muscoli che supportano l’articolazione.
  • Farmaci antidolorifici e antinfiammatori: FANS (ibuprofene, naprossene) o paracetamolo possono alleviare il dolore e l’infiammazione.
  • Infiltrazioni di acido ialuronico: migliorano la lubrificazione dell’articolazione, riducendo il dolore e migliorando la funzionalità.
  • Infiltrazioni di cortisone: indicati nei casi di infiammazione acuta, ma da usare con cautela per evitare effetti collaterali.

2. Terapie innovative

  • Terapia con PRP (Plasma Ricco di Piastrine): utilizza fattori di crescita per favorire la rigenerazione dei tessuti.
  • Cellule staminali: approccio innovativo in fase di studio per la rigenerazione della cartilagine.

3. Chirurgia

Se i trattamenti conservativi non sono efficaci, si può ricorrere a:

  • Artroscopia: tecnica minimamente invasiva per rimuovere frammenti di cartilagine danneggiata.
  • Osteotomia: indicata nei pazienti giovani per correggere l’asse del ginocchio.
  • Protesi di ginocchio: nei casi più gravi, la sostituzione dell’articolazione con una protesi artificiale rappresenta la soluzione definitiva.

Prevenzione dell’Artrosi del Ginocchio

Per ridurre il rischio di sviluppare l’artrosi del ginocchio è utile seguire alcuni accorgimenti:

  • Mantenere un peso corporeo adeguato per ridurre il carico sulle articolazioni.
  • Praticare attività fisica regolare, evitando sport ad alto impatto.
  • Seguire una dieta equilibrata, ricca di omega-3 e antiossidanti.
  • Evitare movimenti ripetitivi e sovraccarichi articolari.

L’artrosi del ginocchio è una patologia degenerativa che può compromettere seriamente la qualità della vita. Riconoscere i sintomi precocemente e adottare strategie terapeutiche adeguate è fondamentale per rallentarne la progressione. Con i giusti accorgimenti e trattamenti, è possibile migliorare la mobilità e ridurre il dolore, garantendo una vita attiva e soddisfacente.

Le lesioni della cartilagine

Le lesioni della cartilagine

La cartilagine articolare è il tessuto di rivestimento delle articolazioni piccole e grandi che per le sue caratteristiche chimico-fisiche è capace di sopportare le forze di compressione e trazione  durante i movimenti.

La cartilagine è formata da cellule specifiche chiamate condrociti che sono inserite in un substrato di materiale amorfo ricco di collagene condroitin-solfato e glicoaminoglicani.

La cartilagine non è di per se una struttura vascolarizzata; i nutrienti per i condrociti non giungono attraverso il sangue quindi ma attraverso il liquido articolare  e dallo strato di osso sottostante la cartilagine (osso subcondrale)

Durante i movimenti la pressione intrarticolare spinge le sostanze nutritive nella cartilagine in modo da nutrirla. Questa spiega perchè uno sport regolare ma non stressante per le articolazioni aiuti a conservare la cartilagine.

Tuttavia questo spiega perché la cartilagine articolare allo stato attuale non sia capace di rigenerare dopo un trauma. Dove non arriva il sangue non è possibile la rigenerazione tissutale.

I  danni cartilagini possono esser di due tipi:

  • Traumatici
  • Degenerativi

I danni traumatici sono tipici dei soggetti giovani o sportivamente attivi e sono in genere ristretti a zone localizzate del ginocchio. Queste evolvono progressivamente e precocemente verso possibili quadri di artrosi.

I danni degenerativi invece sono legati ad un sovraccarico della articolazione che può esser dovuta o ad  alterazioni congenite degli assi degli arti inferiori come il ginocchio valgo, varo o ai mal-allineamenti rotulei.

Le ginocchia vare portano ad una usura prevalentemente a carico della cartilagine del condilo e del piatto tibiale interni; le ginocchia valghe al contrario sovraccaricano la cartilagine del condilo femorale e piatto tibiale esterni.

I malallineamenti rotulei come la rotula alta, bassa e l’iperpressione esterna portano ad usura elettiva della cartilagine cosiddetta articolazione femoro-rotula

Altre cause di danno cartilagineo sono il sovrappeso e l’obesità che costringono le articolazioni ad un carico abnorme rispetto a quello che son capaci di sopportare portando così ad un usura precoce del tessuto.

Più rari sono i difetti assiali legati ad eventi traumatici o post-chirurgici che hanno modificato l’asse degli arti inferiori che sovraccaricano elettivamente alcuni distretti cartilaginei del ginocchio.

Quali sono i segni delle lesioni cartilaginee?

Il dolore persistente in alcuni distretti specifici in base alla localizzazione del danno

Il blocco articolare (spesso per associazione di un danno meniscale in seguito ad un trauma)

Limitazione della articolarità a causa del dolore o del gonfiore.

Gonfiore del ginocchio

Riduzione della capacità di compiere i comuni gesti della vita quotidiana come camminare, far le scale, alzarsi dalla sedia ecc.

Come si cura la cartilagine?

Dipende dal grado di lesione e dalla sua estensione.

Nelle lesioni dal I° al III° stadio di Outerbridge la migliore strategia ortopedica consiste nella pulizia artroscopica dei frammenti cartilaginei con l’asportazione dei relativi corpi mobili ed eventuale sinoviectomia. Vedi artroscopia

Nei lesioni di IV grado della classificazione di Outerbridge (che rappresenta lo stadio più avanzato) è necessario trattare la cartilagine in base alla lesione.

In caso di un paziente di giovane età e con lesione focale minore di 2 cm quadrati il trattamento è quello incruento con l’utilizzo di:

  • infiltrazioni con acido ialuronico ad elevatissimo peso molecolare
  • utilizzo di cellule staminali e PRP
  • campi elettromagnetici pulsati.

In casi in cui purtroppo ci si trovasse davanti a lesioni di grado altrettanto elevato  ed estensione maggiore di 2 cm quadrati in soggetti giovani il trattamento indicato sarebbe quello con innesti di tessuti biologici o di sintesi. Tra le tecniche più utilizzate vi sono:

  • Microfractures secondo Pridie: che consistono nella perforazione dell’osso subcondrale per permettere di arrivare sangue e cellule indifferenziate (cell staminali) che possano premettere la crescita di un tessuto riparativo sulla  zona priva di cartilagine.
  • Mosaicoplastica: prevede il prelievo di cilindretto di tessuto cartilagineo sano in zone non di carico (come la gola intercondiloidea) che vengono inseriti a riempimento dell’area lesionale.
  • Utilizzo di tessuti biologici di sintesi che fungono da scaffold ovvero tessuti con struttura molto simile a quello cartilagineo che viene abitato da cellule indifferenziate che vanno ad insediarsi creando un processo di cicatrizzazione della lesione. A tale tecnica si può integrare l’utilizzo di centrifugato sanguigno ricco di cellule staminali o prp. Questa membrana viene modellata in base alla forma della lesione e viene adesa ad essa con colla di fibrina. Uno dei migliori tessuti in commercio è rappresentato dal Condhrotissue che viene principalmente utilizzato su ginocchio e caviglia.