Rottura del Legamento Crociato: Cause, Sintomi, Diagnosi e Trattamenti

La rottura del legamento crociato è una delle lesioni più comuni e temute tra gli sportivi, in particolare tra coloro che praticano sport di contatto o che prevedono movimenti improvvisi del ginocchio, come il calcio, il basket e lo sci. Questo tipo di infortunio può avere un impatto significativo sulla mobilità e sulla qualità della vita, rendendo fondamentale una diagnosi tempestiva e un trattamento adeguato. In questo articolo analizzeremo in dettaglio tutto ciò che riguarda la rottura del legamento crociato, dalle cause ai trattamenti disponibili.

Anatomia del Legamento Crociato

Il ginocchio è una delle articolazioni più complesse del corpo umano ed è stabilizzato da diversi legamenti. Tra questi, i due legamenti crociati (anteriore e posteriore) hanno il compito di garantire la stabilità dell’articolazione:

  • Legamento Crociato Anteriore (LCA): Previene lo spostamento eccessivo della tibia rispetto al femore.
  • Legamento Crociato Posteriore (LCP): Limita il movimento posteriore della tibia rispetto al femore.

La rottura del legamento crociato anteriore (LCA) è molto più frequente rispetto a quella del posteriore e rappresenta una delle principali cause di instabilità articolare nel ginocchio.

Cause della Rottura del Legamento Crociato

La rottura del legamento crociato può avvenire a causa di diversi fattori, tra cui:

  1. Movimenti improvvisi: Un cambio repentino di direzione o una brusca frenata durante un’attività sportiva.
  2. Traumi diretti: Un colpo diretto al ginocchio, come un contrasto in una partita di calcio.
  3. Atterraggi scorretti: Saltare e atterrare in modo scorretto può generare una tensione eccessiva sul legamento.
  4. Sovraccarico: L’usura progressiva dei legamenti a causa di un uso eccessivo o movimenti ripetitivi.

Sintomi della Rottura del Legamento Crociato

Quando si verifica una rottura del legamento crociato, i sintomi sono generalmente evidenti e comprendono:

  • Dolore acuto al momento della lesione.
  • Gonfiore rapido dovuto al versamento di sangue nell’articolazione.
  • Sensazione di cedimento o instabilità del ginocchio.
  • Difficoltà a camminare o a sostenere il peso sul ginocchio lesionato.
  • Scricchiolio o “pop” al momento dell’infortunio.

Diagnosi della Rottura del Legamento Crociato

Se si sospetta una rottura del legamento crociato, è fondamentale sottoporsi a una visita specialistica. Le tecniche diagnostiche includono:

  • Esame clinico: Il medico valuta la mobilità del ginocchio e verifica la presenza di instabilità.
  • Risonanza Magnetica (RMN): Permette di visualizzare con precisione i danni ai legamenti e ad altre strutture del ginocchio.
  • Radiografia: Utile per escludere eventuali fratture associate.

Trattamenti per la Rottura del Legamento Crociato

Il trattamento per la rottura del legamento crociato dipende dalla gravità della lesione, dall’età e dal livello di attività del paziente.

1. Trattamento Conservativo

Indicato per i pazienti meno attivi o con una lesione parziale, prevede:

  • Riposo e immobilizzazione con un tutore.
  • Terapia farmacologica per ridurre il dolore e il gonfiore.
  • Fisioterapia per rinforzare i muscoli della coscia e migliorare la stabilità articolare.

2. Trattamento Chirurgico

Nei pazienti giovani e sportivi, o in caso di instabilità persistente, si opta per l’intervento chirurgico:

  • Ricostruzione del legamento: Utilizzando un innesto tendineo (autologo o da donatore).
  • Artroscopia: Tecnica mininvasiva che consente una ripresa più rapida.

Recupero e Riabilitazione

La fase di riabilitazione è cruciale per il recupero completo e varia in base al tipo di trattamento:

  • Dopo il trattamento conservativo: La fisioterapia può durare 3-6 mesi.
  • Dopo l’intervento chirurgico: La riabilitazione completa richiede dai 6 ai 12 mesi.

Gli obiettivi della riabilitazione includono:

  • Recupero della mobilità.
  • Rinforzo muscolare.
  • Ritorno graduale all’attività sportiva.

Prevenzione della Rottura del Legamento Crociato

Per ridurre il rischio di lesioni al legamento crociato, è utile seguire alcune buone pratiche:

  1. Esercizi di potenziamento muscolare, specialmente dei muscoli stabilizzatori del ginocchio.
  2. Tecniche di atterraggio corrette per evitare sovraccarichi e movimenti bruschi.
  3. Uso di ginocchiere protettive negli sport ad alto rischio.
  4. Esercizi di propriocezione e coordinazione per migliorare il controllo neuromuscolare.

    La rottura del legamento crociato è un infortunio serio, ma con la giusta diagnosi e un trattamento adeguato, è possibile recuperare completamente e tornare a svolgere le attività quotidiane o sportive.

    Affidarsi a specialisti esperti e seguire un programma di riabilitazione personalizzato sono le chiavi per una ripresa efficace. Se sospetti di aver subito una lesione al legamento crociato, è fondamentale consultare un medico il prima possibile per valutare le migliori opzioni di trattamento.

Artrosi della spalla: cos’è, cause, sintomi e trattamento

Artrosi della spalla: cos’è, cause, sintomi e trattamento

L’artrosi della spalla è una condizione che colpisce l’articolazione scapolo-omerale, dove la parte superiore dell’omero si incontra con la scapola, formando un punto di contatto essenziale per la mobilità del braccio. Con l’avanzare dell’età, oppure in seguito a traumi o movimenti ripetitivi, la cartilagine articolare può deteriorarsi, portando a dolore, riduzione della mobilità e limitazioni nella vita quotidiana. Questa problematica è talvolta trascurata rispetto ad altre forme di artrosi, come quella del ginocchio o dell’anca, ma può avere un impatto notevole sulla qualità di vita di chi ne soffre. In questo articolo vedremo cos’è l’artrosi della spalla, quali sono le cause, i sintomi principali e i trattamenti più efficaci per gestire e prevenire questa patologia degenerativa.


1. Cos’è l’artrosi della spalla

L’artrosi, nota anche come osteoartrosi o malattia degenerativa dell’articolazione, è un processo patologico in cui la cartilagine che riveste le ossa si consuma gradualmente. Nel caso della spalla, l’articolazione maggiormente interessata è la scapolo-omerale, ma può essere coinvolta anche l’articolazione acromion-claveare, che si trova tra la clavicola e l’acromion (una parte della scapola).

La cartilagine articolare svolge una funzione fondamentale: riduce l’attrito tra le ossa, favorisce il movimento e attutisce i carichi. Quando questa cartilagine si danneggia o si assottiglia, le ossa iniziano a sfregare l’una contro l’altra, causando dolore e infiammazione. Nel tempo, l’articolazione può deformarsi e perdere gradualmente la propria funzionalità. Le modificazioni tipiche includono la formazione di osteofiti (escrescenze ossee), l’assottigliamento dello spazio articolare e un aumento della rigidità.

L’artrosi della spalla può presentarsi in diverse forme: primaria, quando è legata all’età e al naturale processo di usura, e secondaria, quando deriva da altre condizioni come traumi, lussazioni ripetute o patologie infiammatorie ad esempio l’artrite reumatoide ma soprattutto in caso di rottura dei tendini della cuffia dei rotatori non curata. Indipendentemente dall’origine, l’evoluzione della malattia è spesso lenta e progressiva, con fasi di acutizzazione del dolore seguite da periodi di relativo sollievo.


2. Cause e fattori predisponenti

Le cause scatenanti dell’artrosi della spalla sono multifattoriali e spesso interconnesse. Tra i principali fattori predisponenti troviamo:

  1. Età e usura
    Con l’avanzare dell’età, la cartilagine tende a perdere la sua naturale elasticità e a consumarsi più facilmente. Questo fenomeno è parte del normale processo di invecchiamento, ma può essere accelerato da altre condizioni come lesioni o sovraccarichi funzionali.
  2. Traumi o lesioni pregresse
    Un singolo evento traumatico (per esempio, una caduta che provochi la frattura dell’omero o la lussazione della spalla o ruttura della cuffia dei rotatori non curata) oppure microtraumi ripetuti (come nel caso di alcuni sport o lavori manuali pesanti) possono danneggiare la cartilagine o alterare la meccanica articolare, predisponendo all’artrosi.
  3. Sovraccarichi e movimenti ripetitivi
    Sport come il tennis, il nuoto o il sollevamento pesi, così come professioni che implicano movimenti ripetitivi o il sollevamento di carichi sopra la testa, possono favorire un’usura precoce della spalla. Anche la pratica professionale del lancio (in discipline come il baseball) impone stress articolare rilevante.
  4. Patologie infiammatorie e autoimmuni
    L’artrite reumatoide, la spondilite anchilosante e altre malattie infiammatorie possono colpire l’articolazione della spalla, danneggiando la cartilagine e creando una base di degenerazione che può evolvere in artrosi secondaria.
  5. Fattori genetici
    Alcuni individui possono essere geneticamente predisposti all’artrosi, con una cartilagine meno resistente o una conformazione anatomica della spalla che favorisce lo sfregamento anomalo delle superfici ossee.
  6. Alterazioni posturali e squilibri muscolari
    Una postura scorretta o uno squilibrio tra i muscoli della cuffia dei rotatori e quelli scapolari possono modificare la distribuzione dei carichi articolari, aumentando il rischio di sviluppare artrosi.
  7. Obesità
    Sebbene il sovrappeso gravi principalmente sulle articolazioni degli arti inferiori, l’obesità può avere un impatto indiretto sulla spalla, sia perché influisce sulla postura e sull’equilibrio corporeo, sia perché è spesso associata a uno stile di vita sedentario, che può indebolire la muscolatura di supporto.

Comprendere le cause alla base dell’artrosi della spalla è il primo passo per adottare strategie di prevenzione mirate, soprattutto per le persone che presentano fattori di rischio specifici.


3. Sintomi e segnali da non sottovalutare

Il sintomo cardine dell’artrosi della spalla è il dolore, che può manifestarsi in modo graduale o più acuto, a seconda dello stadio della malattia e delle condizioni che l’hanno scatenata. Altri segnali importanti includono:

  1. Rigidità articolare
    Soprattutto al risveglio o dopo periodi di immobilità, la spalla può apparire rigida, rendendo difficoltosi i movimenti più semplici come sollevare il braccio o pettinarsi.
  2. Dolore durante i movimenti
    Il dolore può peggiorare sollevando il braccio sopra la testa o portandolo dietro la schiena, azioni tipiche della vita quotidiana (come prendere un oggetto da uno scaffale alto o allacciare il reggiseno).
  3. Riduzione della forza muscolare
    L’infiammazione e il dolore possono portare a una minor attività fisica e quindi a una graduale riduzione della massa muscolare. Nel tempo, il braccio potrebbe perdere forza e resistenza.
  4. Scricchiolii o crepitii articolari
    Nei movimenti, soprattutto quelli rotatori, si possono avvertire rumori di sfregamento. Ciò è dovuto al contatto diretto tra le superfici ossee non più adeguatamente protette dalla cartilagine.
  5. Gonfiore o tumefazione
    In alcuni casi, possono comparire gonfiori intorno all’articolazione, indice di uno stato infiammatorio. Questa tumefazione però non è sempre presente e può variare di intensità.
  6. Perdita di mobilità
    Con il progredire della degenerazione, i movimenti diventano sempre più limitati, fino a compromettere gesti quotidiani di base.

Un dolore persistente o ricorrente alla spalla non va ignorato. Una diagnosi tempestiva e un approccio conservativo nelle fasi iniziali possono rallentare l’evoluzione dell’artrosi e migliorare la qualità della vita.


4. Diagnosi: dagli esami clinici alle indagini strumentali

Se si sospetta un’artrosi della spalla, il primo passo è una visita specialistica da parte di un ortopedico o di un fisiatra. La diagnosi si basa su:

  1. Anamnesi e valutazione clinica
    Il medico raccoglierà informazioni sulla storia del paziente (eventuali traumi, lavori o sport praticati, altri problemi articolari) e valuterà i sintomi riferiti, con particolare attenzione alle caratteristiche del dolore e alle limitazioni funzionali. Verranno esaminate la postura e la mobilità dell’articolazione.
  2. Esami strumentali
    • Radiografia (RX): fornisce un’immagine immediata dello spazio articolare, dell’eventuale presenza di osteofiti e di altre modifiche ossee. Nelle fasi avanzate si osserva una riduzione della rima articolare, segno dell’usura cartilaginea.
    • Risonanza magnetica (RM): indicata per valutare più nel dettaglio i tessuti molli, compresi i tendini della cuffia dei rotatori, i legamenti e la cartilagine residua.
    • Ecografia: utile per identificare lesioni tendinee o borsiti associate, ma meno indicata per la valutazione del danno cartilagineo.
    • TAC (Tomografia assiale computerizzata): può essere utilizzata in casi particolari quando occorre una visione più dettagliata della struttura ossea, ad esempio per pianificare un intervento chirurgico.
  3. Esami di laboratorio
    Di solito non sono fondamentali per la diagnosi di artrosi, ma possono essere eseguiti per escludere altre forme di artrite di origine infiammatoria o autoimmune (artrite reumatoide, gotta, ecc.).

Ottenere una diagnosi precoce permette di impostare trattamenti mirati e di rallentare la progressione dell’artrosi della spalla, riducendo i disagi legati al dolore e alla perdita di mobilità.


5. Trattamenti conservativi per l’artrosi della spalla

L’approccio terapeutico all’artrosi della spalla dipende dallo stadio di avanzamento della patologia, dall’età del paziente, dallo stato di salute generale e dal livello di disabilità. In molti casi, soprattutto nelle fasi iniziali o di moderata gravità, si preferisce iniziare con un trattamento conservativo, che può includere:

  1. Riposo e modifiche dell’attività
    Evitare o ridurre le attività che provocano dolore (come sollevare pesi sopra la testa o eseguire movimenti ripetitivi) può contribuire a dare sollievo all’articolazione. Tuttavia, un completo riposo prolungato non è consigliato, in quanto potrebbe favorire la rigidità e la debolezza muscolare.
  2. Fisioterapia e esercizi specifici
    Un percorso di fisioterapia è utile solo nelle fasi inizialei per migliorare la forza e la resistenza dei muscoli della cuffia dei rotatori, stabilizzare l’articolazione e mantenere un buon range di movimento.
  1. Farmaci antinfiammatori e analgesici
    L’assunzione di farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS) o analgesici può essere utile per gestire il dolore e l’infiammazione nelle fasi acute. È importante seguire le indicazioni mediche e valutare eventuali controindicazioni, specialmente in pazienti con problemi gastrici, renali o cardiovascolari.
  2. Infiltrazioni articolari
    • Cortisoniche: potenti antinfiammatori che possono dare un sollievo temporaneo dal dolore, ma il loro uso va limitato a poche somministrazioni all’anno per evitare effetti collaterali, come il danneggiamento dei tessuti o lo scompenso metabolico.
    • Acido ialuronico: favorisce la lubrificazione articolare, migliorando la fluidità del movimento e potenzialmente proteggendo la cartilagine residua.
    • Cellule staminali o PRP (Plasma Ricco di Piastrine): terapie innovative che mirano a favorire la rigenerazione tissutale, anche se l’efficacia può variare da paziente a paziente e necessita di ulteriori studi di conferma.

In molti casi, un trattamento conservativo ben organizzato e protratto nel tempo riesce a mantenere sotto controllo la sintomatologia e a preservare un buon grado di funzione, evitando o ritardando la necessità di un intervento chirurgico.


6. Interventi chirurgici e protesi di spalla

Quando il dolore diventa insostenibile e la mobilità è gravemente compromessa, oppure quando i trattamenti conservativi non risultano efficaci,” è necessario lachirurgia. Le opzioni chirurgiche per l’artrosi della spalla includono:

  1. Protesi di spalla
    L’artroplastica di spalla, o sostituzione protesica, consiste nel rimuovere le parti danneggiate dell’articolazione e sostituirle con componenti in metallo e plastica di alta qualità. Esistono diverse tipologie di protesi, a seconda del danno e della condizione dei tendini della cuffia dei rotatori:

    • Protesi anatomica: riproduce in modo fedele l’anatomia dell’articolazione scapolo-omerale. Indicata quando i tendini sono ancora funzionali.
    • Protesi inversa: la conformazione dell’articolazione viene “invertita” (la sfera è applicata dove prima c’era la glena e la cavità sul versante dell’omero) per sfruttare i muscoli deltoidi in caso di lesione irreparabile dei tendini della cuffia dei rotatori.
  2. Resezione dell’acromion-claveare
    In alcuni casi, quando l’artrosi colpisce principalmente l’articolazione acromion-claveare, può essere eseguita una resezione parziale della clavicola per eliminare la causa del dolore e alleviare la compressione.

La decisione sull’intervento più indicato dipende da fattori come l’età del paziente, il livello di attività, lo stato dei tendini e la presenza di altre comorbilità. Dopo l’intervento, la riabilitazione è essenziale per ripristinare gradualmente forza e mobilità.


7. Recupero post intervento.

la riabilitazione oggi è  molto rapida ma ruolo inportante  nel recupero funzionale. Il tempo di recupero si aggira attorno ai 30 giorni. Il percorso riabilitativo si articola in più fasi:

  1. Fase protettiva
    Nelle prime settimane dopo l’intervento, si protegge l’articolazione con un tutore o un immobilizzatore, a seconda delle indicazioni chirurgiche. L’obiettivo è favorire la guarigione dei tessuti, controllare il dolore e l’infiammazione. In questa fase si eseguono movimenti passivi e delicati esercizi per prevenire la rigidità.
  2. Fase di recupero della mobilità
    Una volta che il chirurgo dà il via libera, il fisioterapista introduce esercizi progressivi di mobilizzazione attiva e passiva, aumentandone l’ampiezza gradualmente. Lavorare sulla flessibilità e sulla mobilità della scapola è fondamentale per ripristinare la corretta meccanica articolare.
  3. Fase di rinforzo muscolare
    Superata la fase di recupero della mobilità di base, si focalizza l’attenzione sul rinforzo dei muscoli della cuffia dei rotatori, del deltoide e dei muscoli scapolari. Esercizi con elastici, pesi leggeri e macchine isocinetiche, eseguiti con cautela e sotto supervisione, aiutano a riacquisire gradualmente forza e stabilità.
  4. Fase di ritorno alle attività quotidiane e sportive
    L’obiettivo finale è consentire al paziente di riprendere le normali attività quotidiane e, se possibile, quelle sportive. Il fisioterapista e il medico stabiliranno tempi e modi in base alla velocità di recupero, alla qualità dei tessuti e alla presenza di eventuali complicazioni.

Il successo a lungo termine dell’intervento dipende in gran parte dall’impegno del paziente nel seguire il programma riabilitativo e nel mantenere uno stile di vita che preservi la funzionalità dell’articolazione.


8. Prevenzione e stili di vita

Anche se l’invecchiamento e la predisposizione genetica non possono essere modificati, esistono accorgimenti che possono aiutare a prevenire o rallentare l’evoluzione dell’artrosi della spalla:

  1. Attività fisica regolare e bilanciata
    Eseguire esercizi di rinforzo per la cuffia dei rotatori, il core e i muscoli scapolari favorisce la stabilità dell’articolazione e previene squilibri muscolari. È importante alternare attività diverse (nuoto, camminata, yoga leggero) per evitare il sovraccarico su un singolo distretto.

 

  1. 2. Intervenire tempestivamente in caso di patologie alla cuffia dei rotatori 
  1. Postura corretta
    Evitare posizioni scorrette e mantenere un buon allineamento di testa, collo e spalle aiuta a distribuire equamente i carichi sulle articolazioni. Un fisioterapista o un osteopata possono fornire suggerimenti personalizzati per migliorare la postura.
  2. Evitare il fumo e limitare l’alcol
    Il fumo riduce l’apporto di ossigeno ai tessuti e può influire negativamente sui processi di riparazione. L’abuso di alcol può aggravare l’infiammazione e predisporre a comportamenti sedentari.
  3. Alimentazione equilibrata
    Una dieta ricca di frutta, verdura, cereali integrali, pesce e fonti di proteine di qualità può sostenere il benessere articolare. Alcuni nutrienti (ad esempio gli omega-3 presenti nel pesce azzurro e nei semi di lino) e antiossidanti possono aiutare a ridurre lo stress ossidativo e l’infiammazione.
  4. Attenzione ai segnali del corpo
    Se durante l’attività fisica si avverte dolore o fastidio alla spalla, è bene fermarsi, valutare la situazione e, se necessario, consultare uno specialista. Ignorare i segnali di allarme può peggiorare il danno articolare.

Prevenire è sempre meglio che curare, e adottare stili di vita sani può fare la differenza nel ritardare l’insorgenza o ridurre la gravità dei sintomi legati all’artrosi della spalla.


L’artrosi della spalla è una condizione che può causare un impatto significativo sulla qualità di vita, limitando la libertà di movimento e provocando dolore cronico. Tuttavia, grazie ai progressi in campo medico e riabilitativo, oggi esistono diverse opzioni terapeutiche efficaci: dai trattamenti conservativi (fisioterapia, infiltrazioni, farmaci antinfiammatori) fino agli interventi chirurgici (artroscopia e protesi di spalla) nei casi più avanzati.

La chiave per una gestione efficace dell’artrosi della spalla è la diagnosi precoce. Spesso i primi segnali si manifestano con lievi dolori o una sensazione di “blocco” dell’articolazione. Rivolgersi tempestivamente a uno specialista può evitare complicazioni e permettere di iniziare al più presto un percorso di prevenzione e cura.

Oltre al percorso clinico, lo stile di vita riveste un ruolo essenziale: un’alimentazione bilanciata, il mantenimento di un peso corporeo adeguato e l’esercizio fisico mirato alla stabilizzazione della spalla possono rallentare l’evoluzione dell’artrosi e migliorare la funzionalità dell’articolazione.

Chi soffre di artrosi della spalla può trarre beneficio dal supporto di un team multidisciplinare composto da ortopedici, fisiatri, fisioterapisti e, se necessario, nutrizionisti o reumatologi. Affrontare la patologia a 360 gradi, tenendo conto delle peculiarità di ogni paziente, è il modo migliore per ottenere risultati duraturi.

In conclusione, l’artrosi della spalla non deve essere vista come una condanna ineluttabile: con un’adeguata prevenzione, un inquadramento diagnostico accurato e un trattamento personalizzato, è possibile ridurre significativamente i sintomi e mantenere un buon livello di autonomia nelle attività di tutti i giorni. Investire nella salute delle proprie articolazioni oggi vuol dire proteggere il benessere e la qualità di vita di domani.

Artrosi dell’anca: cosa è, cause, sintomi e trattamento

Artrosi dell’anca: cosa è, cause, sintomi e trattamento

L’artrosi dell’anca, nota anche come coxartrosi, è una patologia degenerativa che interessa l’articolazione coxofemorale. L’anca è una delle articolazioni più grandi e importanti del corpo umano: permette il movimento e il sostegno del peso corporeo, consentendo di camminare, correre, sedersi e svolgere numerosissime attività quotidiane. Quando questa articolazione inizia a degenerare, subentrano dolore, limitazione dei movimenti e, in alcuni casi, una vera e propria compromissione della qualità di vita.

Nel presente articolo, approfondiremo nel dettaglio l’artrosi dell’anca: scopriremo in che cosa consiste, quali sono le cause principali, i sintomi più comuni e i trattamenti possibili, passando per gli esami diagnostici utili a identificare in maniera corretta la malattia. Vedremo, inoltre, quali strategie di prevenzione e quali stili di vita possono contribuire a limitare il rischio di sviluppo o il peggioramento di questa patologia.


Che cos’è l’artrosi dell’anca

L’artrosi dell’anca è un processo degenerativo che riguarda la cartilagine dell’articolazione coxofemorale, cioè l’articolazione che unisce il femore all’osso iliaco. La cartilagine articolare, che riveste la testa del femore e la cavità acetabolare del bacino, agisce come un cuscinetto in grado di ridurre l’attrito tra le superfici ossee. Quando tale cartilagine si consuma o si danneggia, l’osso sottostante può iniziare a sfregare contro l’altro osso, causando dolore, infiammazione e progressiva rigidità.

Con il passare del tempo, se non si adottano le giuste contromisure, l’erosione della cartilagine può diventare sempre più accentuata, fino a determinare deformazioni dell’anca e una perdita significativa della funzionalità articolare. In molti casi, l’artrosi dell’anca evolve in maniera graduale, con i sintomi che peggiorano progressivamente. Tuttavia, grazie alle attuali conoscenze mediche, è possibile gestire la condizione e rallentarne la progressione, migliorando così la qualità di vita dei pazienti.


Cause e fattori di rischio dell’artrosi dell’anca

Le cause dell’artrosi dell’anca possono essere molteplici e, in generale, comprendono sia fattori genetici sia ambientali. Spesso la patologia si manifesta in età avanzata a causa dell’usura naturale delle articolazioni; tuttavia, esistono anche forme di artrosi che si sviluppano in età più giovane, soprattutto se sono presenti determinati fattori di rischio. Vediamone alcuni:

  1. Età e invecchiamento
    Con l’avanzare degli anni, la cartilagine articolare tende a consumarsi in modo naturale. Sebbene non tutte le persone anziane soffrano di artrosi dell’anca, l’età rappresenta un fattore di rischio significativo. L’incidenza di questa forma di artrosi aumenta in modo considerevole dopo i 60-65 anni.
  2. Predisposizione genetica
    Alcune persone presentano una predisposizione genetica a sviluppare artrosi più facilmente. Ciò può dipendere dalla conformazione anatomica dell’anca o da particolari difetti ereditari nella produzione o nella rigenerazione della cartilagine.
  3. Sovrappeso e obesità
    Essere in sovrappeso o obesi pone un carico maggiore sull’articolazione coxofemorale, favorendo un’usura più rapida della cartilagine. La presenza di tessuto adiposo in eccesso, inoltre, può contribuire a uno stato infiammatorio generale che non fa che peggiorare la condizione.
  4. Traumi e lesioni
    Un trauma diretto all’anca o la presenza di fratture e lussazioni possono determinare danni alla cartilagine e facilitare lo sviluppo dell’artrosi dell’anca. Gli sport che mettono sotto stress l’articolazione (come il calcio, il rugby o il sollevamento pesi) aumentano il rischio di infortuni e, di conseguenza, di artrosi precoce.
  5. Malformazioni articolari
    Alcune malformazioni congenite dell’anca, come la displasia dell’anca, possono accelerare il processo di degenerazione cartilaginea. In questi casi, l’articolazione non è perfettamente allineata, con un maggiore attrito sulle superfici ossee e un’usura più rapida.
  6. Attività professionali usuranti
    Lavori che richiedono di stare a lungo in piedi, di eseguire sollevamenti ripetuti di carichi pesanti o di mantenere posture scorrette possono affaticare in modo significativo l’articolazione dell’anca e contribuire allo sviluppo dell’artrosi.

Sintomi e segnali di allarme dell’artrosi dell’anca

I sintomi dell’artrosi dell’anca possono variare da persona a persona, sia per intensità che per frequenza. Alcuni soggetti potrebbero avvertire un leggero fastidio iniziale, mentre altri potrebbero presentare un dolore intenso fin dalle prime fasi della malattia. I sintomi più comuni includono:

  1. Dolore all’inguine o all’anca
    Il dolore è spesso localizzato nella regione inguinale, ma può irradiarsi verso la coscia o il ginocchio. Inizialmente può comparire dopo l’esecuzione di particolari movimenti o sforzi (come salire le scale, fare una corsa leggera o sollevare pesi), per poi diventare costante anche a riposo nelle fasi più avanzate.
  2. Rigidità articolare
    Un altro segnale caratteristico dell’artrosi dell’anca è la perdita di flessibilità e la presenza di rigidità, soprattutto al risveglio o dopo aver mantenuto una posizione seduta o sdraiata per lungo tempo. La rigidità, di solito, si allevia dopo alcuni minuti di movimento, ma può ripresentarsi se l’attività fisica è intensa o prolungata.
  3. Limitazione dei movimenti
    Con il progredire della malattia, il soggetto può avere difficoltà a compiere gesti quotidiani come allacciarsi le scarpe, accavallare le gambe, salire e scendere dall’auto o eseguire movimenti di flessione, estensione e rotazione dell’anca.
  4. Scricchiolii e rumori articolari
    Può capitare di percepire scricchiolii (crepitii) o rumori durante il movimento dell’anca, dovuti allo sfregamento tra le superfici articolari.
  5. Debolezza muscolare
    A causa del dolore, il soggetto può involontariamente ridurre il carico sull’anca, finendo per adottare una postura scorretta e per atrofizzare i muscoli di sostegno (come il quadricipite e i muscoli glutei). Ciò può portare a un ulteriore peggioramento della funzione articolare.

Se si riscontrano uno o più di questi sintomi, è importante rivolgersi a un medico specialista per una valutazione approfondita. L’individuazione precoce dell’artrosi dell’anca consente di iniziare subito un percorso terapeutico mirato, con l’obiettivo di preservare il più possibile la funzionalità articolare e migliorare la qualità di vita.


Come avviene la diagnosi

La diagnosi di artrosi dell’anca si basa su diversi elementi, tra cui l’anamnesi del paziente, l’esame obiettivo e gli esami strumentali.

  1. Anamnesi
    Il medico, solitamente un ortopedico, raccoglie informazioni sulla storia clinica del paziente: si valutano i sintomi, la loro insorgenza, la durata, le attività che aumentano il dolore e le eventuali familiarità con patologie articolari. Inoltre, vengono prese in considerazione le abitudini di vita (sport, lavoro, sedentarietà) e la presenza di altri problemi di salute.
  2. Esame obiettivo
    Il professionista sanitario valuta la postura e la deambulazione del paziente, eseguendo test di mobilità e palpazione dell’anca. Attraverso specifiche manovre, è possibile individuare la presenza di rigidità, dolori alla rotazione interna ed esterna dell’anca, nonché eventuali zone di tensione muscolare e contratture.
  3. Esami radiografici
    La radiografia dell’anca rappresenta il principale test strumentale per individuare segni di artrosi. Dalle lastre, infatti, si possono evidenziare riduzioni dello spazio articolare (conseguente all’assottigliamento della cartilagine), deformazioni ossee (osteofiti), addensamenti dell’osso subcondrale (sclerosi) e altre alterazioni tipiche della malattia.
  4. Altri esami
    In alcuni casi, specialmente se la diagnosi non è chiara o se si sospettano complicazioni, il medico può richiedere ulteriori esami come la risonanza magnetica (RMN) o la tomografia computerizzata (TC). La RMN è particolarmente utile per valutare lo stato dei tessuti molli (legamenti, tendini, borse) e della cartilagine articolare, mentre la TC può fornire immagini più dettagliate dell’osso.

La diagnosi precoce è fondamentale per impostare un percorso di cura personalizzato: prima si interviene, maggiori sono le possibilità di rallentare la progressione dell’artrosi dell’anca e alleviare i sintomi.


Trattamento dell’artrosi dell’anca

Il trattamento dell’artrosi dell’anca può variare notevolmente in base alla gravità della condizione, all’età del paziente, allo stile di vita e alle eventuali patologie concomitanti. In linea di massima, si possono distinguere trattamenti conservativi (non chirurgici) e trattamenti chirurgici. L’obiettivo principale è ridurre il dolore, conservare o migliorare la funzione articolare e rallentare il progredire della malattia.

1. Trattamenti conservativi

  1. Fisioterapia e riabilitazione
    Un programma di esercizi specifici, indicato da un fisioterapista, può aiutare a mantenere o migliorare la mobilità dell’articolazione, a rafforzare i muscoli che sostengono l’anca e a correggere eventuali posture scorrette. La fisioterapia può includere esercizi di stretching, mobilizzazione e potenziamento muscolare, così come terapie fisiche (ultrasuoni, laserterapia, tecarterapia, magnetoterapia) volte a ridurre l’infiammazione e il dolore.
  2. Esercizio fisico moderato
    L’attività fisica a basso impatto, come il nuoto, la bicicletta o la camminata regolare, aiuta a mantenere la funzionalità dell’anca e a evitare l’irrigidimento articolare. È fondamentale, però, evitare attività ad alto impatto o movimenti ripetuti che possano peggiorare l’usura della cartilagine.
  3. Controllo del peso
    Per le persone in sovrappeso o obese, la riduzione del peso corporeo è un passo fondamentale nel trattamento dell’artrosi dell’anca. Dimagrire comporta un minor carico sull’articolazione e può attenuare il dolore, oltre a ridurre lo stato infiammatorio generale.
  4. Farmaci antinfiammatori e antidolorifici
    Il medico può prescrivere farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS) o analgesici per alleviare il dolore e l’infiammazione. È importante seguire le indicazioni del professionista, poiché l’uso prolungato di questi farmaci può causare effetti collaterali, in particolare a livello gastrointestinale o cardiovascolare.
  5. Integratori e nutraceutici
    Anche se le evidenze scientifiche sono talvolta controverse, alcuni integratori come glucosamina, condroitina e acidi grassi omega-3 vengono talvolta consigliati per sostenere la salute articolare. È sempre opportuno rivolgersi a un medico prima di iniziare una supplementazione, per valutare possibili interazioni o controindicazioni.
  6. Terapie infiltrative
    In alcuni casi, il medico può proporre infiltrazioni intra-articolari di acido ialuronico, che migliora la viscosità del liquido sinoviale e può alleviare il dolore, o di corticosteroidi, utili nel contenere l’infiammazione per un breve periodo. Inoltre, negli ultimi anni, si stanno studiando e utilizzando terapie cellulari (PRP, cellule staminali) con l’obiettivo di favorire la rigenerazione dei tessuti, sebbene l’efficacia a lungo termine necessiti di ulteriori studi.

2. Trattamenti chirurgici

Quando l’artrosi dell’anca è in fase avanzata e i trattamenti conservativi non riescono più a controllare il dolore o a garantire un livello accettabile di funzionalità, si prende in considerazione l’intervento chirurgico. Le principali opzioni sono:

  1. Artroscopia dell’anca
    Indicata soprattutto nelle fasi iniziali e intermedie, quando sussistono lesioni della cartilagine che possono essere riparate o quando sono presenti corpi mobili intra-articolari. L’artroscopia è una procedura mini-invasiva che consente di intervenire direttamente all’interno dell’anca attraverso piccole incisioni.
  2. Osteotomia
    In alcuni casi specifici, soprattutto in presenza di deformità o di artrosi secondaria a difetti anatomici, il chirurgo può optare per un’osteotomia. Questo intervento consiste nel taglio e nella “ri-posizionamento” dell’osso per migliorare l’allineamento dell’articolazione, riducendo lo stress sulla cartilagine.
  3. Protesi d’anca
    È l’opzione chirurgica più comune nelle forme avanzate di artrosi dell’anca. L’intervento di protesi d’anca prevede la sostituzione dell’articolazione danneggiata con una protesi artificiale, generalmente realizzata in metallo, ceramica o polietilene. Questa operazione può restituire un elevato grado di funzionalità, alleviare il dolore e migliorare significativamente la qualità di vita. Tuttavia, richiede un periodo di riabilitazione post-operatoria per recuperare gradualmente forza e mobilità.
  4. Artrodesi
    In rarissimi casi, quando non è possibile o non è consigliabile ricorrere a una protesi d’anca, si può valutare l’artrodesi, un intervento che prevede la fusione dell’articolazione. Tuttavia, questa procedura comporta la perdita di mobilità dell’anca e viene eseguita solo in situazioni molto specifiche.

Prevenzione e stili di vita

Sebbene non sia sempre possibile prevenire l’artrosi dell’anca, soprattutto quando è presente una predisposizione genetica o una malformazione congenita, adottare abitudini di vita sane può contribuire a ridurre il rischio o a rallentare la progressione della malattia. Ecco alcuni consigli utili:

  1. Mantenere un peso corporeo adeguato
    Come accennato, il sovrappeso aumenta il carico sulle articolazioni. Seguire una dieta equilibrata, ricca di frutta, verdura, cereali integrali e proteine magre, può aiutare a controllare il peso e a prevenire l’insorgenza dell’artrosi.
  2. Praticare attività fisica regolare
    Fare movimento in modo costante, ma senza eccedere con attività troppo intense, aiuta a mantenere una buona mobilità articolare e a rinforzare i muscoli di sostegno. Discipline come il nuoto, l’acquagym, il pilates o la ginnastica dolce sono particolarmente indicate.
  3. Evitare i sovraccarichi e le posture scorrette
    Chi svolge lavori pesanti o ripetitivi dovrebbe cercare di alternare le mansioni ed effettuare pause regolari. Anche correggere le posture e utilizzare ausili ergonomici (come sedie e scrivanie regolabili) può fare la differenza.
  4. Controllare e gestire patologie concomitanti
    Patologie metaboliche (diabete, ipercolesterolemia) o infiammatorie (artriti reumatoidi) possono influenzare negativamente la salute delle articolazioni. Seguire le terapie prescritte, mantenere sotto controllo i parametri ematici e fare check-up periodici possono ridurre il rischio di complicazioni.
  5. Sottoporsi a visite mediche regolari
    Se si avverte dolore, rigidità o altri segnali sospetti, consultare tempestivamente un medico aiuta a escludere o individuare precocemente eventuali problemi articolari. Una diagnosi anticipata e un trattamento precoce possono migliorare sensibilmente la prognosi.

Le terapie complementari e alternative

Oltre ai trattamenti medici e fisioterapici, alcuni pazienti affetti da artrosi dell’anca riferiscono benefici dall’uso di terapie complementari. Sebbene molte di queste non siano considerate cure definitive, possono talvolta alleviare il dolore e migliorare il benessere psicofisico del soggetto:

  • Agopuntura: secondo alcuni studi, può contribuire a ridurre la percezione del dolore e a migliorare la funzionalità articolare.
  • Yoga e tai chi: queste discipline uniscono esercizi di respirazione, meditazione e movimenti lenti, promuovendo la flessibilità e il rilassamento muscolare.
  • Massaggi e osteopatia: possono fornire sollievo temporaneo dal dolore e aiutare a ridurre le tensioni muscolari.

È sempre importante, in ogni caso, informare il proprio medico se si decide di avviare terapie complementari, in modo da evitare eventuali interazioni con i trattamenti convenzionali e ricevere una supervisione adeguata.


Qual è la prospettiva a lungo termine

La prospettiva a lungo termine per i pazienti con artrosi dell’anca dipende da diversi fattori, tra cui la tempestività della diagnosi, l’efficacia del trattamento intrapreso e la collaborazione attiva del paziente nel seguire le indicazioni terapeutiche. In molti casi, se la malattia viene identificata nelle fasi iniziali e gestita con un approccio multimodale (fisioterapia, controllo del peso, terapie farmacologiche mirate), è possibile rallentare la degenerazione articolare e convivere con la patologia senza gravi limitazioni.

Nei casi più avanzati, l’intervento di protesi d’anca ha un alto tasso di successo e può restituire al paziente un’ottima funzionalità, purché si effettui un percorso di riabilitazione adeguato e si seguano scrupolosamente le raccomandazioni mediche post-operatorie. Tuttavia, è bene ricordare che ogni individuo risponde in modo diverso al trattamento, e la valutazione di un ortopedico esperto resta un passaggio imprescindibile per definire la strategia migliore.


L’artrosi dell’anca è una patologia degenerativa che può incidere in modo significativo sulla qualità della vita, compromettendo la mobilità e causando dolore cronico. Conoscere le cause, i sintomi e le opzioni di trattamento è fondamentale per affrontare la malattia in modo consapevole e tempestivo.

La prevenzione, attraverso il mantenimento di un peso corporeo adeguato, la pratica di un’attività fisica moderata e regolare e l’adozione di stili di vita salutari, può rappresentare un valido alleato per ridurre il rischio di insorgenza o rallentare la progressione dell’artrosi dell’anca. D’altra parte, in presenza di sintomi persistenti, la valutazione di un medico ortopedico e la diagnosi precoce possono fare la differenza nel preservare la funzionalità articolare.

Le strategie di cura comprendono terapie conservative e, nei casi più gravi, l’intervento chirurgico di sostituzione protesica. La riabilitazione post-operatoria e la collaborazione tra paziente, fisioterapisti e specialisti sono fondamentali per garantire un recupero ottimale. Infine, l’impiego di terapie complementari può fornire un supporto aggiuntivo nel migliorare la qualità di vita e gestire il dolore, a condizione che siano integrate in modo sicuro e supervisionate da professionisti competenti.

Ricordate sempre di rivolgervi a un professionista sanitario di fiducia per qualsiasi dubbio o sintomo correlato all’artrosi dell’anca: la prevenzione e la cura precoce possono infatti consentire di gestire al meglio questa patologia e continuare a svolgere in modo confortevole le normali attività quotidiane.

Ginocchio valgo : sintomi e chirurgia

Ginocchio valgo
Una persona con ginocchio valgo (genu valgum) ha un grande spazio tra i piedi quando si trova in posizione eretta con le ginocchia unite.

Molti bambini piccoli hanno le ginocchia valghe, che tendono ad essere più evidenti intorno ai 4 anni.

È quasi sempre solo una parte normale del loro sviluppo e le loro gambe normalmente si raddrizzeranno all’età di 6 o 7 anni.

Tuttavia, le le ginocchia valghe possono essere molto occasionalmente un segno di una condizione di base che richiede un trattamento, soprattutto se la condizione si sviluppa nei bambini più grandi o negli adulti, o se non migliora con l’età.

Sintomi di ginocchio valgo
Se qualcuno con le ginocchia valghe si trova con le ginocchia unite, la parte inferiore delle gambe si allargherà in modo che i piedi e le caviglie siano più distanti del normale.

Una piccola distanza tra le caviglie è normale, ma nelle persone con le ginocchia valghe questo spazio può essere fino a 8 cm o più.

Le ginocchia valghe di solito non causano altri problemi, anche se alcuni casi gravi possono causare dolore al ginocchio, zoppicare o difficoltà a camminare.

Le ginocchia valghe che non migliorano da sole possono anche mettere le ginocchia sotto pressione aggiuntiva, il che può aumentare il rischio di sviluppare l’artrite.

Quando consultare un medico
Le ginocchia valghe nei bambini di solito non sono motivo di preoccupazione e dovrebbero migliorare man mano che il bambino cresce.

Tuttavia, visita il tuo medico di famiglia se:

lo spazio tra le caviglie è maggiore di 8 cm in piedi con le ginocchia unite
c’è una grande differenza tra l’angolo della parte inferiore delle gambe quando si è in piedi rispetto alla parte superiore delle gambe
il problema sembra peggiorare
un bambino di età inferiore ai 2 anni o di età superiore ai 7 anni ha ginocchia valghe ed è interessata solo una gamba
ci sono altri sintomi, come dolore al ginocchio o difficoltà a camminare
hai altre preoccupazioni sul modo in cui tuo figlio si alza o cammina
hai sviluppato ginocchia valghe in età adulta

Il tuo medico esaminerà le tue gambe o del tuo bambino, chiederà di eventuali dolori o difficoltà di deambulazione e potrebbe prendere alcune misure.

Possono indirizzarti ad un chirurgo ortopedico (uno specialista in problemi alle ossa e alle articolazioni) e organizzare una radiografia delle gambe e degli esami del sangue per verificare la presenza di problemi sottostanti.

Quali sono le cause delle ginocchia valghe?
Le ginocchia valghe sono abbastanza comuni nei bambini sani di età inferiore ai 6 o 7 anni e sono solo una parte normale della crescita e dello sviluppo.

Le ginocchia valghe che si sviluppano più tardi durante l’infanzia o che non migliorano con l’età a volte possono essere associate ad un problema di fondo, come:

rachitismo – problemi di sviluppo osseo dovuti a carenza di vitamina D e calcio
eccessiva pressione sulle ginocchia – ad esempio, a causa di obesità o legamenti del ginocchio allentati (le fasce di tessuto attorno alle articolazioni che collegano le ossa tra loro)
una lesione o infezione che colpisce le ginocchia o le ossa delle gambe
condizioni genetiche che influenzano lo sviluppo delle ossa o delle articolazioni

Gli adulti a volte possono sviluppare ginocchia valghe. Questi casi sono spesso associati a problemi articolari come l’artrosi o l’artrite reumatoide.

Trattamenti per ginocchia valghe
Nella maggior parte dei casi, non è necessario trattare le ginocchia valghe perché il problema tende a correggersi man mano che il bambino cresce.

Il tuo bambino non ha bisogno di evitare l’attività fisica, indossare bretelle o scarpe di supporto o fare esercizi speciali.

Le ginocchia valghe che persistono fino all’età adulta non devono essere trattate a meno che non causino problemi, come il dolore al ginocchio.

Chirurgia
La chirurgia per ginocchia valghe è raramente necessaria, sebbene possa essere raccomandata se la condizione è grave o persistente.

Esistono 2 tipi principali di operazioni che possono essere eseguite:

crescita guidata – dove sono posizionate piccole piastre di metallo all’interno delle ginocchia, che aiutano a correggere la loro crescita per un periodo di circa 12 mesi; le piastre verranno rimosse al termine del trattamento
un’osteotomia – in cui un sottile cuneo osseo viene rimosso dalle ossa delle gambe in modo che siano riallineati nella posizione corretta; piastre e viti vengono utilizzate per fissare le ossa nella loro nuova posizione.

Ai bambini con persistenti ginocchia valghe che continuano a crescere rapidamente è più probabile che venga offerta l’operazione di crescita guidata. Le osteotomie sono utilizzate principalmente per gli adulti con gravi.

Entrambe le procedure vengono eseguite in anestesia generale, il che significa che tu o il tuo bambino sarete incoscienti durante l’operazione.

Di solito un bambino può ricominciare a camminare entro pochi giorni dall’esecuzione di una procedura di crescita guidata e tornare allo sport entro poche settimane. Possono essere necessari alcuni mesi per tornare a tutte le normali attività dopo un’osteotomia.

Osteoartrite sintomi cause fattori di rischio e complicanze

L’osteoartrite è la forma più comune di artrite e colpisce milioni di persone in tutto il mondo. Si verifica quando la cartilagine protettiva che attutisce le estremità delle ossa si consuma nel tempo.Sebbene l’artrosi possa danneggiare qualsiasi articolazione, il disturbo colpisce più comunemente le articolazioni di mani, ginocchia, fianchi e colonna vertebrale.

I sintomi dell’artrosi possono generalmente essere gestiti, sebbene il danno alle articolazioni non possa essere invertito. Rimanere attivo, mantenere un peso sano e alcuni trattamenti potrebbero rallentare la progressione della malattia e aiutare a migliorare il dolore e la funzione articolare.

SINTOMI OSTEOARTRITE

I sintomi dell’artrosi si sviluppano spesso lentamente e peggiorano nel tempo.  Segni e sintomi di artrosi includono:

Dolore alle articolazioni interessate durante o dopo il movimento.
La rigidità articolare potrebbe essere più evidente al risveglio o dopo essere stata inattiva.
L’articolazione potrebbe sentirsi al tatto tenera quando si applica una leggera pressione o vicino ad essa.
Potresti non essere in grado di muovere l’articolazione attraverso l’intera gamma di movimenti.
Potresti provare una sensazione di attrito quando usi l’articolazione.
Speroni ossei. Questi pezzi extra di osso, che sembrano grumi duri, possono formarsi attorno all’articolazione interessata.
Gonfiore. Ciò potrebbe essere causato dall’infiammazione dei tessuti molli intorno all’articolazione.

CAUSE OSTEOARTRITE

L’osteoartrosi si verifica quando la cartilagine che attutisce le estremità delle ossa delle articolazioni si deteriora gradualmente. La cartilagine è un tessuto sodo e scivoloso che consente un movimento articolare quasi privo di attrito. Alla fine, se la cartilagine si consuma completamente, le ossa si sfregano.

L’osteoartrosi è stata spesso definita una malattia da “usura”. Ma oltre alla rottura della cartilagine, l’artrosi colpisce l’intera articolazione. Provoca cambiamenti nell’osso e deterioramento dei tessuti connettivi che tengono unita l’articolazione e attaccano i muscoli alle ossa. Provoca anche l’infiammazione del rivestimento articolare.

FATTORI DI RISCHIO OSTEOARTRITE

I fattori che possono aumentare il rischio di artrosi includono:

Età avanzata. Il rischio di artrosi aumenta con l’età.
Sesso. Le donne hanno maggiori probabilità di sviluppare l’artrosi, anche se non è chiaro il perché.
Obesità. Il trasporto di peso corporeo aggiuntivo contribuisce all’osteoartrite in diversi modi e più si è pesanti, maggiore è il rischio. L’aumento di peso aggiunge stress alle articolazioni portanti, come fianchi e ginocchia. Inoltre, il tessuto adiposo produce proteine ​​che possono causare infiammazioni dannose dentro e intorno alle articolazioni.
Lesioni articolari. Le lesioni, come quelle che si verificano quando si praticano sport o da un incidente, possono aumentare il rischio di artrosi. Anche le lesioni che si sono verificate molti anni fa e apparentemente guarite possono aumentare il rischio di artrosi.
Ripetuto stress sull’articolazione. Se il tuo lavoro o lo sport che pratichi provoca stress ripetitivi su un’articolazione, quell’articolazione potrebbe eventualmente sviluppare l’artrosi.
Genetica. Alcune persone ereditano la tendenza a sviluppare l’artrosi.
Deformità ossee. Alcune persone nascono con articolazioni malformate o cartilagine difettosa.
Alcune malattie metaboliche. Questi includono il diabete e una condizione in cui il tuo corpo ha troppo ferro (emocromatosi).

COMPLICAZIONI OSTEOARTRITE

L’osteoartrite è una malattia degenerativa che peggiora nel tempo, causando spesso dolore cronico. Il dolore e la rigidità articolari possono diventare abbastanza gravi da rendere difficili le attività quotidiane. Depressione e disturbi del sonno possono derivare dal dolore e dalla disabilità dell’osteoartrosi.