Legamento crociato anteriore e la sua lesione

Legamento crociato anteriore e la sua lesione

Il legamento crociato anteriore è uno dei quattro più importanti legamenti che costituiscono l’articolazione del ginocchio. È una struttura fibrosa, di forma allungata, collocata al centro del ginocchio, tesa fra tibia e femore. La sua funzione è quella di stabilizzare l’articolazione, in collaborazione con il legamento crociato posteriore, con il quale va a formare il pivot centrale dell’articolazione. In particolare, la sua funzione primaria è quella di impedire lo spostamento in avanti della tibia rispetto al femore. Il nome è indicativo del caratteristico incrocio di questi con il legamento crociato posteriore all’altezza delle loro intersezioni sulla tibia. .A causa di una maggiore importanza rivestita dall’attività sportiva, lesioni a carico del legamento crociato anteriore sono sempre più frequenti. Negli Stati Uniti, si contano dai 75.000 ai 100.000 casi di lesioni all’anno, anche se alcune fonti giungono a stimare i casi in 150.000 all’anno.

Storia

I primi studi compiuti sul legamento crociato anteriore, risalgono al 3000 a.C. nell’antico Egitto,ma è solo con Ippocrate di Coo che si ha la prima descrizione di una sublussazione del ginocchio causata da una lesione del legamento crociato anteriore. Galeno di Pergamo, approfondì nel II secolo d.C. i propri studi sul ginocchio, dando a questa struttura il nome di ligamenta cruciata genus.

Anatomia del LCA

Struttura

Anatomicamente, il legamento crociato anteriore, è situato al centro del ginocchio, fra tibia e femore, ove forma con il legamento crociato posteriore il pivot centrale dell’articolazione, ovvero il perno centrale attorno cui ruota l’articolazione stessa. Questo, insieme al legamento collaterale mediale e al legamento collaterale laterale, garantisce la completa stabilità alla struttura.

Il legamento crociato anteriore è collocato in sede intrarticolare, ma extrasinoviale e parte da un’area rugosa dall’eminenza intercondilea della tibia, subito avanti e lateralmente alla spina tibiale anteriore, con un attacco di forma ellittica lungo mediamente 17 millimetri e largo 11. Procede, poi, obliquamente verso l’alto con un andamento a spiroide di circa 110°, passando sotto al legamento trasverso, unendosi parzialmente al corno anteriore del menisco laterale, e finisce per inserirsi sul condilo laterale del femore con un attacco ovalare del diametro che varia dai 14 ai 16 millimetri.

Dimensionalmente, il legamento crociato anteriore, ha una lunghezza, misurata dalla tibia al femore, variabile tra 31 a 39 millimetri, per un lunghezza media di 29,6 millimetri, mentre il diametro si attesta su una media di 11 millimetri.

Esso è idealmente costituito da due fasci non individuabili, uno antero-mediale che va ad inserirsi nella regione antero-mediale dell’inserzione tibiale ed uno postero-laterale, costituito dal resto del legamento. La prima risulta tesa in flessione, mentre la seconda risulta tesa in deflessione.

Innervazione

Il legamento crociato anteriore risulta particolarmente innervato e circa l’1,5% del suo volume è costituito da terminazione nervose. In particolar modo, all’altezza degli innesti ossei è possibile individuare fino a 4 tipi di recettori, ed infatti, una delle funzioni del legamento crociato anteriore.

Vascolarizzazione

Il principale apporto di sangue dei legamenti crociati nasce dall’arteria genicolata centrale.

Funzione del LCA

Come già accennato, il legamento crociato anteriore assolve le funzioni di:

  • resistenza alla lussazione anteriore;
  • resistenza alla lussazione mediale.

In particolare, esso è responsabile di circa 86% della resistenza alla lussazione anteriore e di circa il 30% a quella mediale.

Lesione dell’LCA

Il legamento crociato anteriore è spesso soggetto a lesioni. Soggetti particolarmente esposti al rischio di lesione sono gli sportivi. Una volta appurata la lesione del legamento, è necessaria una valutazione della stabilità dell’articolazione. Esistono due tipi di stabilità, quella attiva data dalla muscolatura dell’ arto inferiore e dal controllo neuromuscolare della stessa e quella intrinseca, data appunto dall’ integrità e dalle caratteristiche biochimiche e biomeccaniche del legamento stesso. TEST DI STABILITA’ Le prove di stabilità in caso di sospetta lesione del legamento si effettuano prima sull’ arto sano e poi su quello leso. I test più comuni sono il Lachmann test ed il cassetto anteriore (anterior drawer) in cui viene sottoposta manualmente una sollecitazione in senso anteroposteriore facendo dislocare la tibia dal femore. Qualora venga ritenuto necessario intervenire chirurgicamente per ridare la stabilità passiva, non è sufficiente la sutura del tessuto, ma è necessaria la completa sostituzione, attraverso diverse tecniche, che vanno dall’auto-impianto, con differenti sedi di prelievo, prelievo da cadavere o, infine, impianto di natura sintetica. Allo stato dell’arte, risulta difficile una valutazione sulla tecnica migliore fra queste, poiché ognuna di esse presenta vantaggi e svantaggi non trascurabili.

Trattamento chirurgico

Le tecniche chirurgiche che mirano a ricostruire il legamento crociato anteriore sono artroscopiche. 

La degenza prevede 3 notti post-operatorie. L’anestesia di scelta è quella spinale.

Le tecniche utilizzate dal dottor Cavallo sono:  1. Ricostruzione con tendine Rotuleo 2. Ricostruzione con tendini del Semitendinoso (ST) e Gracile (GR) 3. Ricostruzione con Allograft (tendine da donatore)  La ricostruzione con Semitendinoso e Gracile, tecnica ad oggi assai diffusa in tutto il mondo, prevede l’utilizzo dei tendini di due muscoli flessori mediali della coscia che vengono prelevati con una piccola incisione dalla tibia prossimale. Una volta imbastiti e quadruplicati vengono fatti passare attraverso due tunnels ossei precedentemente allestiti sotto guida artroscopica in articolazione. La fissazione avviene mediante speciali pinze e viti bio-riassorbibili.

La ricostruzione con Tendine Rotuleo prevede per quanto riguarda la fase artroscopica di preparazione, una procedura più o meno sovrapponibile a quella della tecnica che utilizza ST e GR.  Differente è l’espianto del terzo centrale del tendine rotuleo attraverso un accesso chirurgico mediano davanti al ginocchio di circa 7 cm. Dopo la preparazione delle due brattee ossee  – prossimale (rotulea) e distale (tibiale) – della dimensione desiderata , avviene il suo inserimento in articolazione attraverso un tunnel osseo lievemente  più ampio sia per la tibia che per il femore. Anche in questo caso la fissazione del neo-legamento avviene mediante speciali pinze e viti bio-riassorbibili.

La ricostruzione con Allograft (tendine da donatore) è un innesto ottenuto in genere da un tendine d’Achille o Rotuleo da donatore (CFR banca dell’ osso) . L’intervento ha il vantaggio indiscusso di essere molto meno invasivo, poichè  non prevede il prelievo di tendini del paziente, evitando così di indebolire i flessori di coscia o il quadricipite come nei precedenti due interventi. Tuttavia è sicuramente una procedura particolare, meritevole di approfondimento e discussione con lo specialista di fiducia e va indicato solo in casi assi risicati, come ad esempio nelle recidive di lesioni legamentose in sportivi che hanno già subito in precedenza  interventi ricostruttivi del L.C.A.

La fisioterapia prima dell’ operazione è sempre stata considerata essenziale per tutti i soggetti . In particolare è consigliato il controllo del dolore attraverso fisioterapia strumentale, elevazioni dell’ arto per favorirne il drenaggio e mantenere il tono per quanto possibile. inoltre è consigliato un recupero della (ROM:intervallo di movimento) e della forza prima dell’ operazione.

INTERVENTO

L intervento viene eseguito di norma in anestesia periferica e dura circa 60 minuti.

DOPO L’INTERVENTO

L ‘arto operato presenta un tubicino in plastica (drenaggio) intra-articolare in aspirazione per la raccolta del

sangue presente nell’articolazione.

La rimozione del drenaggio dopo 48 ore e inizio della fisioterapia a letto.

Si inizia con la mobilizzazione della tibio-tarsica, contrazioni isometriche dei flessori e del quadricipite.

Dal 3° al 6° giorno post-intervento

    • Si prosegue la fisioterapia in palestra, si riprende la deambulazione con due bastoni con carico anche sull’arto operato.
    • Radiografia di controllo.
    • Medicazione.
    • Dimissione e viene consigliato al paziente di rivolgersi in un centro di riabilitazione.

Cosa deve fare il paziente operato di ricostruzione LCA a domicilio

Dalla dimissione alla 4° settimane dall’intervento

    • Rimozione punti dopo 15 giorni dall’intervento.
    • Prosecuzione della mobilizzazione attiva, nel range da 0 a 90 gradi.
    • Esercizi di stiramento miofasciale posteriore attivo.
    • Esercizi attivi di potenziamento dei flessori del ginocchio, dei glutei, del tensore della fascia lata.
    • Deambulazione in carico, con ausilio di due bastoni.
    • A 3 settimane concessa escursione articolare da 0 a 130 gradi.

Dalla 5° alla 6° settimana

    • Deambulazione in pieno carico.
    • Intensificazione degli esercizi di potenziamento muscolare dei flessori del ginocchio e del quadricipite, eseguiti attivamente senza impiego di resistenze.
    • Mobilizzazione attiva e passiva, dolce e graduale, in flessione del ginocchio operato.
    • Nuoto alternato all’uso di cyclette, senza resistenze (1 ora al giorno).
    • Controllo clinico ortopedico specialistico, con esame radiografico del ginocchio operato.

Dalla 7° alla 9° settimana

    • Deambulazione libera.
    • Prosecuzione degli esercizi descritti (cyclette, nuoto, esercizi isometrici).
    • Cocontrazioni, sotto controllo fisioterapico, dei flessori-quadricipite nel range 30-90 gradi.
    • Surfing, esercizi di carico, recupero della propria attività articolare.

Dalla 10° alla 12° settimana

    • Ripresa del lavoro.
    • Intensificazione degli esercizi, della rieducazione propriocettiva, della cyclette e delle cocontrazioni agonisti-antagonisti.
    • Inizio degli esercizi contro resistenza per i flessori del ginocchio:
    • le resistenze in estensione possono essere impiegate solo con ginocchio esteso ed applicate al terzo prossimale della gamba.

Visita specialistica ortopedica con esame radiografico recente del ginocchio operato nelle proiezioni frontale, laterale ed assiale di rotula a 45 gradi.

Intensificazione ulteriore degli esercizi precedenti.

Inizio della riabilitazione isocinetica, con apparecchi tipo Cybex od Ortotron.

Corsa in piano, saltelli in appoggio bipodalico.

Dal 4° mese post-operatorio

Prosecuzione della ginnastica isocinetica (90 minuti al giorno).

Oltre alla corsa, inizio degli scatti, dello slalom, del salto monopodalico su superficie elastica.

Dal 5° mese

Ripresa dell’ allenamento sportivo. Prosecuzione dell’ isocinetica.

Dal 6° mese

Visita specialistica ortopedica, con esame radiografico recente.

Ripresa dell’attività sportiva agonistica, a giudizio del chirurgo ortopedico.

Controllo clinico, radiografico ed eventuale TAC ogni anno.

Menischi e rotture meniscali

Menischi e rotture meniscali

Cosa sono i menischi?

I menischi sono delle importanti strutture fibrocartilaginee presenti all’interno del ginocchio. All’interno di ogni articolazione esistono due strutture meniscali; un menisco mediale ed uno laterale. Entrambi i menischi hanno una struttura C ma con forma e dimensioni diverse. Hanno una sezione triangolare. La loro parte più spessa funge da ancoraggio alle strutture capsulolegamentose, mentre il margine tagliente costituisce quello libero in articolazione.

Distinguiamo per ogni menisco un corno posteriore, un corpo ed corpo.

La diversità è dovuta al fatto che queste strutture si adattano perfettamente alle differenti forze meccaniche a cui sono sottoposte in articolazione.

Sono strutture che nell’età adulta sono quasi completamente avascolarizzate (fatta eccezione per la parte murale definita rossa-rossa) e pertanto non riparabili spontaneamente in caso dilesione

A cosa servono i menischi ?

I menischi hanno diverse funzioni:

aumentano la congruenza delle superfici articolari del femore e della tibia. I condilo femorali infatti sono quasi sterici e sono adagiati su una superfice quasi plana che sono i piatti tibiali. I menischi come delle zeppe vanno a completare questo porzione anatomica mancante.

Ciò fa si che le forze di carico non vengano dissipate in un una zona di contatto ma in buona parte sui menischi, rendendoli degli importanti ammortizzatori del ginocchio che fanno si di preservare quanto più possibile il tessuto nobile e più delicato del ginocchio, la cartilagine.

Inoltre sembra che facilitino la circolazione del liquido articolare nel ginocchio facilitando il nutrimento delle cellule della cartilagine (chiamate condrociti) la quale non è vascolarizzata e riceve ossigeno e sostanze vitali attraverso questo sistema e l’osso subcondrale.

Cause : Come e perché si rompono i menischi?

I menischi non sono delle strutture inerti come si può pensare. Esse sono in realtà mobili assecondando i movimenti di rotolamento e scivolamento che i condili femorali esercitano sul piatto tibiale in ogni atto di flessione ed estensione del ginocchio.

Distinguiamo due tipi di lesioni fondamentalmente:

  • lesioni traumatiche : che coinvolgono un menisco strutturalmente giovane e che per rompersi necessita di un movimento abnorme in iperflessione, iperestensione, varizzazione e valgizzazione. Questi movimenti nella maggior parte dei casi avvengono durante la pratica di attività sportiva o in traumi della strada o sul lavoro. Non di rado queste lesioni si associano a quelle di altre strutture come i legamenti crociati, collaterali, della capsula e della cartilagine.
  • Lesioni degenerative; si verificano in genere in menischi che già di per se hanno una struttura degenerata. Tali lesioni infatti non sono nette e regolari e si verificano per movimenti banali come accovacciamento , inginocchiamento ecc.. Spesso i pazienti non riconoscono nemmeno l’evento in cui si è creata la lesione.

In entrambi i casi il menisco rimane incarcerato nella morsa tra femore e tibia schiacciandolo e creando una lesione.

Classificazione per tipologia di lesone meniscale:

  • Longitudinale
  • Radiale
  • Orizzontale
  • A flap
  • A manico di secchio
  • Complessa

    Classificazione in base alla localizzazione della rottura meniscale:

  • corno posteriore (più frequenti)
  • corpo meniscale
  • corno anteriore

La lesione del menisco interno è circa cinque volte più frequente di quella del menisco laterale a causa del suo maggiore grado di mobilità.

Quando si verifica una di queste lesioni il menisco muta la propria forma e le proprie proprietà meccaniche ; questo fa si che in ogni movimento venga schiacciato in modo abnorme stimolando dolore poiché trazione la capsula e le fibre dolorifiche della stessa.

È come gettare un sassolino in un ingranaggio; potenzialmente in ogni movimento del ginocchio si può effettuare una nuova lesione del menisco sino a distruggerlo quasi completamente con gli anni.

Quali sono i sintomi di una rottura del menisco?

 

Essenzialmente il dolore si a riposo ma prevalentemente durante la flesso estensione del ginocchio. tale dolore si ha spesso anche durante la deambulazione sino a creare zoppia.

Tale dolore si localizza più medialmente o più lateralmente a seconda del menisco interessato.

Non di rado e soprattutto quando la lesione è traumatica si può avere gonfiore del ginocchio che può essere causato o dalla presenza di liquido infiammatorio o addirittura di sangue se la lesione è murale.

Come si effettua la diagnosi di rottura meniscale?

Anamnesi : la tipologia di meccanismo di lesione descritta dal paziente già ci fa deporre per una possibile lesione meniscale, soprattutto quando ci si parla li lesioni sportive in cui si è verificato un meccanismo di torsione sul ginocchio

Esame obiettivo:

L’ortopedico valuterà attraverso una accurata visita diversi parametri.

  • Movimento del ginocchio: non di rado dei frammenti meniscali posso interporsi nel ginocchio impedendo la corretta flesso-estensione, configurando il quadro di blocco articolare per manico di secchio.
  • La ricerca della presenza di liquido intrarticolare con il test del ballottamento.
    Effettuazione di test specifici per riconoscere le lesioni meniscali (Griding test, Apley ecc..)
  • Effettuazione di test pela ricerca di lesioni concomitanti ai legamenti (test del cassetto anteriore, posteriore, pivot-shift ecc)

Esami strumentali

Che esame diagnostico fare in caso di sospetta rottura del menisco?

  • La risonanza magnetica nucleare (RMN) rappresenta l’esame di scelta per la diagnosi di rottura meniscale. Tale esame che non è invasivo e non utilizza radiazioni ionizzanti è tuttavia costoso e per questo il medico di medicina generale lo prescrive dietro esplicita richiesta dello specialista ortopedico. Grazie a questo esame è possibile non solo studiare le caratteristiche della lesione scegliendo il miglior trattamento, ma è anche possibile diagnosticare lesioni associate a livello dell’osso, della cartilagine, del legamenti (collaterali e crociati) e dei tendini.
  • La radiografia anche se non necessaria per la diagnosi di lesione meniscale è fondamentale e deve essere sempre eseguita dopo un trauma per escludere prima di tutto una frattura ossea la quale ha la precedenza di trattamento rispetto alle lesioni delle altre strutture articolari del ginocchio.
  • La Tac o meglio TC è considerata esame di seconda nelle patologie meniscali scelta e va eseguito per far diagnosi di lesione meniscale in quei pazienti in cui vi è controindicazione alla effettuazione di risonanza magnetica.

Come si trattano le lesioni meniscali?

Poiché il menisco è una importantissima struttura del ginocchio, poichè serve per proteggere la cartilagine femorale e tibiale, esso va preservato.

Non tutte le lesioni meniscali vanno trattate. La scelta delle lesioni d trattare spetta ai chirurghi ortopedici esperti.

Essendo il menisco una struttura per la gran parte non vascolarizzata essa difficilmente è capace di cicatrizzare e pertanto spesso necessita di un trattamento chirurgico per rimuovere la sintomatologia dolorosa del paziente.

Oggi la chirurgia meniscale aperta o “Open” del ginocchio è stata quasi completamente abbandonata.

Attualmente la tecnica mininvasiva della artroscopia permette di effettuare tutti i gesti chirurgici del ginocchio attraverso dei piccolissimi accessi chirurgici.

Due sono essenzialmente gli interventi artroscopici che si effettuano in caso di lesione meniscale:

sutura meniscale o meniscopessi. Consiste nella riparazione delle lesioni meniscali. Tale riparazione anche se complessa e non eseguita purtroppo da tutti i chirurghi ortopedici deve rappresentare la prima scelta di trattamento in tutti i pazienti, in particolar modo in quelli giovani ed attivi. Le lesioni per essere riparabili devono però essere recenti, non degenerative e non devono interessare il margine libero meniscale e dipendono dalla età del paziente. Diverse sono le tecniche riparative.meniscectomia selettiva o parziale: consiste nella regolarizzazione delle lesione meniscale andando a rimuovere esclusivamente il frammento meniscale staccato senza toccare la parte integra del menisco. Questa tecnica fa si di lasciare in situ la gran parte del menisco in modo da ridurre al minino il processo di avanzamento della patologia artrosica che si è registrato in passato quando la chirurgia ortopedica era molto più invasiva e prevedeva la rimozione chirurgica dell’intero menisco causando così uno scarico completo delle forze di carico sulla cartilagine. Tale chirurgia minivasiva si avvale di una sofisticata tecnologia che attraverso lame motorizzate, bisturi a radiofrequenze e pinze meniscali permettono di rimuovere in mani esperte ogni lesione del menisco lasciando intatte le strutture nobili del ginocchio. Tutto ciò si traduce si traduce in un recupero rapidissimo per il paziente soprattutto quando effettuata in anestesia locale come predilige il Dott. Cavallo.

All inside: ovvero attraverso dei device che sparano ancorette e fili non riassorbibili ancorando il menisco alla parete.

Out- in ed in-Out . Queste tecniche prevedono l’utilizzo di cannule. Aghi speciali e fili che vengono utilizzati per suturare il menisco dall’interno verso l’esterno o al contrario

Con tunnel ossei che si utilizza soprattutto per l’ancoraggio soprattutto delle radici meniscali.

Dr. Angelo Cavallo – Ortopedico | Napoli | Brescia

http://www.facebook.com/specialistaortopediaetraumatologia

Come si effettua una artroscopia

Artroscopia:

l’artroscopia è una chirurgia mininvasiva adottata per l’esplorazione ed il trattamento delle patologie intrarticolari di diverse articolazioni. Questa consiste nella applicazione di piccoli accessi chirurgici inferiori ad un centimetro di inserire all’interno delle articolazioni una telecamera e piccoli strumentari che permettono di visualizzare direttamente le lesioni e trattarle senza dover accedere chirurgicamente attraverso incisioni molto più aggresive ed invasive che ritardano i processi di guarigione e di riabilitazione . Tutto ciò si traduce in un intervento che in mani esperte porta ad un minor tasso di complicanze, alla possibilità di utilizzare tecniche anestesiologiche locali, tempi chirurgici ridotti e quindi in un maggior tasso si soddisfazione per il paziente.

Chi ha inventato l’artroscopia?

Anche se considerata tecnica recente la prima applicazione risale agli inizi nel 1920, grazie al lavoro di Eugen Bircher, considerato l’inventore dell’artroscopia al ginocchio. Il chirurgo giapponese Masaki Watanabe è stato invece il primo ad impiegare l’artroscopia come atto chirurgico.

Come si effettua una artroscopia?

Fondamentale per l’artroscopia è la colonna artroscopica. Complessa e costosa attrezzatura chirurgica composta da:

  • Monitor, attraverso il quale il dott. Cavallo visualizza le immagini della telecamera introdotta in articolazione
  • Telecamera ad alta risoluzione che vine attaccata ad un “Ottica” dotata di un complesso schema di lenti che permette di modificare l’orientamento dell’immagine attraverso piccoli gesti.
  • Fonte luminosa che attraverso un cavo a fibre ottiche trasmette la luce all’interno della articolazione aumentandone la luminosita.
  • Una pompa artroscopica che regola la pressione della soluzione fisiologica che viene pompata in articolazione e che permette così un lavaggio continuo e di effettuare un intervento senza sangue.
  • Lama motorizzata o Shaver che contemporaneamente funge da bisturi asportando le lesione e contemporaneamente aspirandole in modo da evitare di lasciare residui in articolazione.
  • Bisturi a radiofrequenze: sofisticato strumento che disidrata le strutture permettendo di tagliare e coagulare i tessuti periarticolari
  • Computer che ci permette di effettuare video e foto, che il Dott. Cavallo rilascia ai suoi pazienti masterizzandole su un CD, in modo da avere un reperto obiettivabili di cosa viene effettuato nell’articolazione del paziente.

Oltre alla colonna artroscopica sono fondamentali per l’artroscopia le cannule che fungono da guida per la introduzione della telecamera e ad cui si collegano i tubi di entrata ed uscita della pompa artroscopica e tutta una serie di strumentari specifici come : palpatore, pinze a Basket (o di Citelli), uncino palpatore, bisturi da menisco, microforbici da menisco , pinze ad anelli, pinze da presa ecc…

Che tipo di anestesia si effettua per le artroscopie?

Per il ginocchio la gran parte dei chirurgi predilige anestesia spinale o generale. Il dottor Cavallo invece applica un protocollo che gli permette di effettuare in anestesia locale questo intervento. Questa tecnica prevede l’iniezione di anestetico locale attraverso due punture

Direttamente sul ginocchio (come una comune infitrazione). A tale anestesia fa associare una blanda sedazione per ridurre al paziente lo stress della sala operatoria.

Per le artroscopie di spalla si effettua invece anestesia plessica o generale a seconda dei casi.

Per anca e caviglia è invece necessaria l’anestesia spinale.

Il quali articolazioni possono essere effettuate le artroscopie?

In realtà potenzialmente questa tencnica può essere effettuata nella gran parte dlle articolazioni grazie a cannule, ottiche e strumentari di diverse misure.

Le artciolazioni dove prevalentemente è applicata questa tecnica senza dubbio sono:

  • Il ginocchio
  • La spalla
  • L’anca
  • La caviglia
  • Il polso ed il gomito.

Che interventi si possono effettuare in artroscopia?

Nel ginocchio

  • La riparazione (meniscopessi) o l’asportazione selettiva di menischi rotti (meniscectomia selettiva).
  • La ricostruzione dei legamenti crociati (anteriore e posteriore).
  • Le regolarizzazioni di lesioni cartilaginee e le condroplastiche di lesioni ulcerative attraverso apposite pinze, lame motorizzate o bisturi a radiofrequenze.
  • Le rimozioni di corpi mobili.
  • La sinoviectomia (asportazione della membrana sinoviale in eccesso o patologica).
  • La plicectomia (asportazione di pliche sinoviali patologiche).
  • Perforazioni subcobdrali per richiamare in articolazione cellule staminale e facilitare la riparazione cartilaginea.
  • Riallineamento rotuleo attraverso un intervento definito di “ lateral release” o release dell’alare esterno della rotula .

Nella spalla

  • Riparazione della cuffia dei rotatori.
  • Acromionplastica (ovvero pulizia dello spazio subacromiale per permettere un miglior scorrimento dei tendini della cuffia dei rotatori).
  • Asportazione della borsa subacromiale.
  • Asportazione di corpi mobili .
  • Asportazione di calcificazioni.
  • Tenotomia del capo lungo del bicipite.
  • Correzione delle instabilità di spalla per le lussazioni recidivanti scapolo-omerale.

Chirurgia Protesi di Anca

Protesi di anca

Se l’anca è stata danneggiata da artrite, da una frattura o da altre cause, le attività comuni come camminare o salire e scendere da una sedia possono essere dolorose e difficili.  Può essere difficile anche mettere le scarpe e le calze. Si può riscontrare spesso dolore anche durante il riposo. Se i farmaci e l’uso di stampelle non aiutano adeguatamente i sintomi, si può prendere in considerazione un intervento chirurgico di sostituzione dell’anca. L’intervento è una procedura sicura ed efficace che può alleviare il vostro dolore, aumentare il movimento e aiuta il ritorno alle normali attività quotidiane. L’intervento di sostituzione dell’anca è una delle operazioni di maggior successo in tutta la medicina.  Dal 1960 i miglioramenti delle tecniche chirurgiche di sostituzione articolare e la tecnologia hanno notevolmente aumentato l’efficacia delle protesi totale dell’anca.  Secondo l’Agenzia per la Sanità e la ricerca della qualità americana più di 285.000 interventi all’anca vengono eseguite ogni anno negli Stati Uniti.

Anatomia
L’anca è una delle più grandi articolazioni del corpo.  Si tratta di un giunto formato da una parte concava ed una convessa.  La parte concava è formata dall’acetabolo, che fa parte della grandi pelvi ossea.  La sfera è la testa del femore, che è l’estremità superiore dell’osso della coscia.
Le superfici ossee della testa femorale e dell’acetabolo sono ricoperte da cartilagine articolare, un tessuto liscio che riveste le estremità delle ossa e permette loro di muoversi agevolmente.
Un tessuto sottile chiamato “membrana sinoviale” circonda l’articolazione dell’anca.  In un’anca sana, questa membrana rende una piccola quantità di liquido che lubrifica la cartilagine ed elimina quasi tutto l’attrito durante il movimento dell’anca (liquido articolare).
Le bande di tessuto chiamate legamenti (la capsula dell’anca) collegano la palla alla presa e fornisce stabilità all’ articolazione.

Cause comuni di dolore all’anca
La causa più comune di dolore cronico all’anca e disabilità è l’artrosi. Le altre sono necrosi asettica, artrite reumatoide, artrite traumatica, esiti di displasie congenite dell’anca, epifisiolisi ed osteocondrosi.
L’artrosi è il risultato della senile “usura” della cartilagine . Di solito si verifica in persone di 50 anni e più spesso in individui con una storia familiare di artrosi. L’ammortizzatore fisiologico della cartilagine articolare si usura e le ossa poi sfregano l’una contro l’altra, causando dolore e rigidità dell’anca. L’Artrosi può anche essere causata o accelerata da irregolarità sviluppatesi alla nascita o durante l’infanzia (epifisiolisi, displasica congenita, osteocondrosi, artriti settiche.
L’artrite reumatoide. Si tratta di una malattia autoimmune in cui la membrana sinoviale si infiamma. Questa infiammazione cronica può danneggiare la cartilagine, con conseguente dolore e rigidità. L’artrite reumatoide è il tipo più comune di un gruppo di malattie denominato “artriti infiammatorie.”
Artrosi post-traumatica.  Può seguire a un grave infortunio all’anca o frattura. La cartilagine in questo caso potrebbe danneggiarsi e provocare dolore all’anca e rigidità nel tempo.
Necrosi avascolare. Un infortunio all’anca, come ad esempio una lussazione o frattura può limitare l’afflusso di sangue alla testa del femore; questa è chiamata necrosi avascolare. La mancanza di sangue può portare al crollo della superficie dell’osso subcondrale , provocando una precoce e rapidissima artrosi. Alcune malattie possono anche causare la necrosi avascolare.

ancaNella maggior parte dei casi tuttavia questa necrosi non ha una causa sconosciuta o può essere dovuta al grosso utilizzo di cortisonici o altri farmaci dannosi per le ossa.
Displasie congenite dell’anca. Alcuni neonati e bambini hanno problemi all’anca. Anche se i problemi sono trattati con successo nell’infanzia, possono ancora causare artrite nei successivi anni di vita. Questo accade perché l’anca non può crescere normalmente all’interno delle superfici.

Descrizione
In una sostituzione totale dell’anca (chiamata anche artroplastica totale dell’anca), l’osso e la cartilagine danneggiata vengono rimossi e sostituiti con componenti protesiche.
La testa femorale danneggiata viene rimossa e sostituita con uno stelo di metallo che viene inserito nel centro della diafisi del femore. Lo stelo femorale può essere sia cementato o “press fit” nell’osso.
Una sfera di metallo o ceramica è posta sulla parte superiore dello stelo. Questa sfera sostituisce la testa del femore danneggiato che è stata rimossa.
La superficie della cartilagine danneggiata della cavità del bacino (acetabolo) viene rimossa e sostituita con uno coppa di titanio. Viti o cemento sono a volte utilizzati per migliorare la presa dell’impianto all’osso.
Una plastica, ceramica, metallo o distanziale è inserita tra la nuova sfera (testina femorale) e la coppa acetabolare per consentire una superficie scorrevole. Si preferisce tuttavia utilizzare impianti che prevedono l’utilizzo di accoppiamenti ceramica-ceramica come superfici di scivolamento poichè hanno dimostrato di avere una migliore sopravvivenza.

 

 

Quando è necessaria una protesi totale di anca
La decisione di sottoporsi ad un intervento chirurgico di sostituzione dell’anca dovrebbe essere una decisione presa di comune accordo tra voi, il chirurgo ortopedico, e la vostra famiglia.  Questa decisione inizia materiali_protesiciin genere con una visita specialistica con un chirurgo ortopedico specializzato che valuterà la vostra situazione clinica e radiografica.
Candidati per la chirurgia
Non ci sono restrizioni legate all’età o peso in senso assoluto che controindichino la sostituzione totale dell’anca.
Le indicazioni per la chirurgia si basano sulla quantità di dolore e sulla sintomatologia di un paziente, non l’età. La maggior parte dei pazienti che si sottopongono a protesi totale d’anca hanno dai 50 anni agli 80, ma sta al chirurgo ortopedico valutare i pazienti individualmente. Le protesi totale dell’anca vengono eseguite con successo a tutte le età, dal giovane adolescente con artrite giovanile al paziente anziano con artrosi degenerativa.
Quando la chirurgia è raccomandata
Ci sono diversi motivi per cui il Dott. Cavallo può raccomandare un intervento chirurgico di protesi totale dell’anca. Le persone che beneficiano necessitano di un intervento chirurgico di protesi totale dell’anca son quelle che hanno uno o più sintomi:
Dolore che limita le attività quotidiane, come camminare o alzarsi dalla sedia o uscire dall’auto.
Dolore all’anca che persiste anche durante il riposo, sia di giorno o di notte;
Rigidità dell’anca che limita la possibilità di spostare o sollevare la gamba
Dolore che non diminuisce con farmaci anti-infiammatori o fisioterapia.
La valutazione ortopedica con il Dott. Cavallo
Una valutazione con un chirurgo ortopedico consiste di diversi fasi:
Anamnesi. Il chirurgo ortopedico raccoglierà informazioni sulla vostra salute generale e farà domande circa l’entità del vostro dolore all’anca e come influisce la sua capacità di svolgere le attività quotidiane.
L’esame obiettivo. Questo valuterà la mobilità dell’anca, la forza e la lunghezza.
I raggi X. Queste immagini aiutano a stabilire l’entità del danno o deformità a carico dell’anca.
Altri test. Occasionalmente altri test, come ad esempio una risonanza magnetica (MRI) o TAC, possono essere necessari per determinare la condizione dell’osso e dei tessuti molli dell’anca.

Decidere di avere un intervento chirurgico di sostituzione dell’anca
Parlare con il Dott. Cavallo
Il Dott. Cavallo esaminerà i risultati della vostra situazione con voi decidendo se la chirurgia di sostituzione dell’anca è il metodo migliore per alleviare il dolore e migliorare la vostra mobilità. Altre opzioni di trattamento – come farmaci, terapia fisica, infiltrazioni o altri tipi di chirurgi, possono essere presi in considerazione.
Inoltre, il chirurgo ortopedico spiegherà i rischi potenziali e le complicanze della chirurgia di sostituzione dell’anca, comprese quelle relative alla chirurgia stessa e quelli che possono verificarsi nel tempo dopo l’intervento chirurgico.
Non esitate a far domande al Dottor Cavallo quando non vi è chiaro qualcosa. Più si conosce, meglio si sarà in grado di gestire i cambiamenti che l’intervento chirurgico porterà nella vostra vita.
Aspettative realistiche
Un fattore importante nel decidere se avere un intervento chirurgico di sostituzione dell’anca è capire che cosa la procedura può e non può fare. La maggior parte delle persone che si sottopongono a interventi chirurgici di protesi dell’anca sperimentano una netta riduzione del dolore all’anca ed un significativo miglioramento nella loro capacità di svolgere le attività più comuni della vita quotidiana.
Attività eccessiva o sovrappeso possono accelerare la normale usura dell’impianto e causare la sostituzione dell’anca perché diventata mobile o dolorosa. Pertanto, la maggior parte dei chirurghi sconsigliano attività ad alto impatto come la corsa, jogging, saltare, o altri sport ad alto impatto.
Attività come passeggiate illimitate, bicicletta, nuoto, golf, guida, trekking, mountain bike, danza, e altri sport a basso impatto possono invece essere effettuate senza problemi.
Con l’opportuna modifica dell‘attività,le protesi all’anca possono durare per molti anni.

Preparazione per Chirurgia
Valutazione medica
Se si decide di avere un intervento chirurgico di sostituzione dell’anca, il chirurgo ortopedico può chiedere di avere una lista completa delle vostre patologie dal vostro medico di base prima della procedura chirurgica. Ciò è necessario per assicurarsi che siate in buone condizioni di salute prima dell’intervento chirurgico e completare il processo di recupero. Molti pazienti con patologie croniche, come le malattie cardiache, il diabete mal compensato ecc. possono essere valutati da uno specialista, come cardiologi o diabetologi prima della chirurgia.
Esami preoperatori
Diversi esami, come quelli del sangue e delle urine, un elettrocardiogramma (ECG) e la radiografia del torace, possono essere necessarie per pianificare l’intervento chirurgico (questi test vengono effettuati al ricovero).
Preparare la pelle
La pelle non dovrebbe avere eventuali infezioni o irritazioni prima dell’intervento chirurgico. Se uno dei due è presente, rivolgersi al chirurgo ortopedico per il trattamento per migliorare la vostra pelle prima di un intervento chirurgico. (questo viene fatto in genere durante il ricovero il giorno prima dell’intervento).
Farmaci
Informi il chirurgo ortopedico circa i farmaci che sta assumendo.  Il vostro medico o lo specialista di base vi consiglierà quali farmaci si deve interrompere l’assunzione e che si può continuare a prendere prima di un intervento chirurgico.
Perdita di peso
Se siete in sovrappeso, il medico può chiedere di perdere peso prima di un intervento chirurgico per ridurre al minimo lo stress sulla nuova anca ed eventualmente diminuire i rischi di un intervento chirurgico.
Valutazione Dentale
Anche se le infezioni dopo la protesi all’anca non sono comuni, l’infezione si può verificare se i batteri entrano nel flusso sanguigno. Poiché i batteri possono entrare nel flusso sanguigno durante le procedure dentistiche, le principali procedure dentali (come estrazioni dentarie e lavori odontoiatrici) dovrebbero essere completati prima della chirurgia di sostituzione dell’anca. La pulizia dentale deve essere ritardata per diverse settimane dopo l’intervento chirurgico.
Valutazione urinaria
Gli individui con infezioni urinarie recenti o frequenti dovrebbero avere una valutazione urologica prima dell’intervento chirurgico. Gli uomini più anziani con malattia della prostata dovrebbero considerare completato il trattamento richiesto prima di un intervento chirurgico.
Progettazione sociale
Anche se si sarà in grado di camminare con le stampelle o un deambulatore subito dopo l’intervento chirurgico, avrete bisogno di un po’ di aiuto per diverse settimane per svolgere attività come: cucinare, fare shopping, fare il bagno ecc. Se vivete da soli un breve soggiorno in una struttura di assistenza durante il recupero dopo l’intervento chirurgico può anche essere organizzato.
Cosa preparare a casa
Diverse modifiche possono rendere la vostra casa più facile durante il recupero. I seguenti elementi possono aiutare con le attività quotidiane:
Un corrimano nella doccia o vasca da bagno
Corrimano Sicuro lungo tutte le scale
Una sedia stabile per l’inizio ripresa con un cuscino di rialzo (che permetta alle ginocchia di rimanere inferiore i fianchi),e due braccioli solidi
Un rialzo per il water
Un banco di doccia stabile o una sedia all’interno
Un tubo spugna e doccia a manico lungo
Un bastone a pinza ed un calzascarpe a manico lungo per permettere di togliere le scarpe e le calze senza piegare troppo la vostra nuova anca
Cuscini duri ed alti per le vostre sedie, divani, ed un auto che consenta di sedersi con le ginocchia non più alte delle anche (ad angolo retto)
Rimozione di tutti i tappeti sciolti e cavi elettrici dalle zone in cui si cammina in casa per evitare cadute.
Creare in casa un zona dove passerete la maggior parte del vostro tempo. Cose come il telefono, telecomando della televisione, materiali di lettura, ed i farmaci dovrebbero essere tutti a portata di mano.
Il tuo intervento chirurgico
E’ necessario ricoverarsi in ospedale il giorno prima del tuo intervento a digiuno avendo cura di aver portato con se:
impegnativa del medico curante se l’intervento non è in regime privato.
Tutta la documentazione sanitaria relativa alla vostra anca
Visite specialistiche per i vostri problemi generali di salute
Documento valido di riconoscimento e tessera sanitaria (o codice fiscale)
Stampelle e calze (se non volete acquistarle in struttura)
Ciabatte, biancheria intima, scarpe da ginnastica, pantaloncini corti e magliette a mezze maniche preferibilmente bianchi (che serviranno quanto andrete in palestra riabilitativa.
Anestesia
Dopo l’accettazione in Clinica, sarete valutati da un membro del team degli anestesisti del Dott. Cavallo. I tipi più comuni di anestesia sono quella spinale ( sei sveglio, ma il tuo corpo è intorpidito dalla vita in giù) e l’anestesia generale. Una esperta equipe di anestesia, con il vostro contributo, determinerà quale tipo di anestesia sarà meglio per voi.
Componenti di impianto
Molti diversi tipi di disegni e materiali sono attualmente utilizzati nelle protesi dell’anca artificiali . Essi sono costituiti da due componenti fondamentali: la componente femorale e la coppa acetabolare sono in lega di titanio. La testina femorale e l’inserto in polietilene possono essere di materiale diverso: metallo, polietilene o ceramica. Il dottor Cavallo utilizzando solo impianti affidabili e di ultima generazione in Tiatanio come il cotile Maxera, Lo stelo Conus, CFP ecc.
I componenti protesici possono essere “press fit” nell’osso per consentire l’osso di crescere sui componenti o possono essere cementati in posizione. La decisione di scegliere tra impianti press-fit o per cementare i componenti si basa su una serie di fattori, quali la qualità e la resistenza del tessuto osseo. Una combinazione di uno stelo cementato e una presa non cementata può anche essere usato. Nella grandissima maggioranza dei casi non si usano impianti cementati.
Il Dott. Cavallo dispone di circa dieci tipologie di protesi e sceglierà il tipo di protesi che meglio soddisfa le vostre esigenze e caratteristiche anatomiche e funzionali.

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Raggi X prima e dopo protesi totale d’anca. In questo caso, sono stati usati componenti non cementate.
Dopo l’intervento chirurgico, verrà spostato nella zona di risveglio, dove si rimane per circa 30 minuti, mentre il recupero dall’anestesia viene monitorato. Dopo di che ,effettuerà Rx di controllo, che sarà visionata dal Dott. Cavallo e ritornerà alla sua stanza.

Soggiorno presso l’Ospedale
E’ necessario che rimaniate in Clinica per 15 giorni circa. Per evitare le lussazioni verrà utilizzato un cuscino di schiuma posto tra le gambe.
Gestione del dolore
Dopo l’intervento chirurgico, potrebbe sentire un po ‘di dolore, ma il chirurgo e infermieri forniranno farmaci per alleviarlo quanto possibile. La gestione del dolore è una parte importante del recupero. Il movimento avrà inizio subito dopo l’intervento chirurgico, quando il dolore comincerà a diminuire,si potrà muovere e inizierà a recuperare le forze in modo più rapido. Parlate con il vostro medico se il dolore postoperatorio diventa un problema.
Fisioterapia

La maggior parte dei pazienti che si sottopongono a protesi totale all’anca iniziano a camminare con l’aiuto di stampelle sotto indicazione dei medici o dei fisioterapisti 48 ore dopo l’intervento chirurgico. Deambulare e una giusta attività motoria sono importanti per il recupero. Il fisioterapista vi insegnerà esercizi specifici per rafforzare il vostro fianco e ripristinare il movimento per passeggiate e altre normali attività quotidiane. La fisioterapia inizierà al terzo giorno e sarà effettuata dai nostri terapisti specializzati per un ora due volte al giorno. Le verrà insegnato a deambulare con le stampelle e a fare le scale in modo autonomo.
Il recupero

l successo del tuo intervento dipenderà in larga misura da come si seguono le istruzioni del vostro chirurgo ortopedico e di come si seguiranno le cure a casa durante le prime settimane dopo l’intervento chirurgico.

Cura delle ferite
Avrà dei punti di sutura metallici sulla sua ferita cutanea. I punti o graffette saranno rimossi circa 2 settimane dopo l’intervento chirurgico. E’ necessario evitare di bagnare la ferita fino a quando non sarà perfettamente rimarginata . È possibile continuare a bendare la ferita per evitare l’irritazione da indumenti o di calze da supporto.
Dieta
La perdita di appetito per diversi giorni dopo l’intervento chirurgico è comune. Una dieta equilibrata, spesso con un supplemento di ferro è importante per promuovere una corretta guarigione dei tessuti e ripristinare la forza muscolare. Assicuratevi di bere molti liquidi.
Dimissione dalla Clinica
La dimissione dalla clinica avviene in genere al completamento dei target riabilitativi, ovvero quando le condizioni cliniche lo permetteranno. Il ricovero medio dura circa 2 settimane. Alla fine il Dott. Cavallo permetterà la dimissione quando saranno stati rimossi i punti di sutura ed il paziente sarà quasi completamente autonomo.
Attività L’esercizio fisico è fondamentale alla dimissione domiciliare, in particolare durante le prime settimane dopo l’intervento chirurgico. Dovreste essere in grado di riprendere le attività più normali di vita quotidiana nel raggio di 3 a 6 settimane dopo l’intervento.
Il vostro programma di attività dovrebbe includere:
Un programma di rieducazione al passo per aumentare lentamente la vostra mobilità, inizialmente in casa e poi fuori
Riprendere le attività domestiche normali, come : stare seduto, in piedi e salire le scale
Esercizi specifici più volte al giorno per ripristinare la circolazione e rafforzare l’anca. Probabilmente sarà in grado di eseguire gli esercizi senza aiuto, ma si può avere un aiuto del fisioterapista a domicilio o meglio in un
Possibili complicanze della chirurgia
Il tasso di complicanze dopo un intervento chirurgico di sostituzione dell’anca è basso. Complicazioni gravi, come le infezioni, si verificano in meno del 2% dei pazienti. Le complicanze mediche, come infarto o ictus, si verificano molto meno frequentemente. Tuttavia, malattie croniche possono aumentare il rischio di complicanze. Anche se raro, quando si verificano queste complicazioni si possono prolungare o limitare il pieno recupero. La frequenza di queste complicanze presso il reparto del Dott. Cavallo è ben al di sotto della media nazionale. Tali complicanze vengono evitate o comunque ridotte al minimo grazie ad un folto gruppo di consulenti cardiologi, cardiochirurghi, infettivologi, internisti, rianimatori e chirurghi vascolari che collaborano presso la Clinica.
Infezione
L’infezione può verificarsi nella ferita superficiale o profonda intorno alla protesi. Può accadere, in ospedale o dopo quando si va a casa. Può anche verificarsi anni dopo (infezioni tardive).
Infezioni minori della ferita sono generalmente trattati con antibiotici. Infezioni principali o profonde possono richiedere più interventi chirurgici e la rimozione della protesi. Qualsiasi infezione nel vostro corpo può diffondersi alla sostituzione dell’articolazione.
Tale evento viene prevenuto con profilassi antibiotica e facendo attenzione a tenere la massima sterilità in sala operatoria e durante le medicazioni in reparto. A tal fine seguiamo i protocolli internazionali di profilassi delle infezioni
Trombosi Coaguli di sangue si possono formare nelle vene delle gambe o nel bacino.
Le trombosi nelle vene degli arti inferiori sono la complicanza più comune nella chirurgia di sostituzione dell’anca. Questi coaguli possono essere pericolosi per la vita se si rompono essendo liberi viaggiano fino ai polmoni. Il chirurgo ortopedico delinea un programma di prevenzione che può includere i farmaci anticoagulanti, calze elastiche, e la mobilizzazione precoce. Oggi noi utilizziamo in sostituzione degli anticoagulanti a base di eparina delle formule orali come lo Xarelto, che evitano punture ed hanno dimostrato una maggiore efficacia nella prevenzione delle trombosi. Si raccomanda l’uso di anticoagulanti orali o eparina a basso peso molecolare per almeno 4 settimane.
Differente lunghezza degli arti
A volte dopo una protesi all’anca, una gamba può sentirsi più o meno lunga rispetto agli arti. Il chirurgo ortopedico farà ogni sforzo per ripristinare la lunghezza degli arti, ma può essere necessario allungare o accorciare un po’ la gamba al fine di ottimizzare la stabilità e la biomeccanica dell’anca (nell’ordine di millimetri). Alcuni pazienti possono necessitare di un rialzo nelle scarpe dopo l’intervento chirurgico.

Lussazione
Ciò si verifica quando facciamo dei movimenti scorretti, si ha la perdita dei rapporti tra la testa femorale e la coppa del cotile. Il rischio di dislocazione è maggiore nel primo mese dopo l’intervento, cioè fino alla buona cicatrizzazione dei tessuti. Con le grosse teste femorali che utilizza il Dott. Cavallo l’evento di lussazione diventa molto raro. Nel raro caso che accada può essere necessaria una sedazione per effettuare le manovre per riposizionare nella corretta sede l’anca. Nelle rarissime situazioni in cui l’anca continua a dislocare, un ulteriore intervento chirurgico può essere necessario.
Mobilizzazione dell’impianto
Dopo molti anni, la protesi all’anca potrebbe usurarsi o allentare. Questo è più spesso la causa di attività che svolgiamo quotidianamente . Esso può anche derivare da un assottigliamento biologico dell’osso chiamata osteolisi. Se la mobilizzazione è dolorosa, un secondo intervento chirurgico chiamato “revisione” può essere necessario.
Altre complicazioni
Lesione del nervo e dei vasi sanguigni, possono verificarsi: emorragie, fratture e rigidità. In un piccolo numero di pazienti, possono persistere fastidi anche dopo l’intervento chirurgico.
Evitare i problemi dopo la chirurgia
Riconoscere i segni di un una trombosi.
Seguire attentamente le istruzioni del Dott. Cavallo per ridurre il rischio di trombosi durante le prime settimane di recupero raccomandare di continuare a prendere il farmaco anticoagulante che è stato avviato in ospedale. Informate immediatamente il vostro medico se si sviluppano le seguenti segnali di pericolo:
Dolore nel polpaccio e alla gamba che non è correlato alla vostra incisione
Arrossamento del polpaccio
Gonfiore della coscia, del polpaccio,della caviglia,o del piede
. I segnali di pericolo di embolia polmonare (ovvero quando un coagulo di sangue è arrivato al polmone) sono:
Mancanza improvvisa di respiro
Insorgenza improvvisa di dolore toracico
Dolore toracico localizzato con tosse
Prevenire l’infezione
Una causa comune di infezioni dopo un intervento chirurgico di sostituzione dell’anca sono i batteri che entrano nel flusso sanguigno durante le procedure dentistiche, infezioni del tratto urinario o infezioni della pelle.
Dopo l’intervento chirurgico, potrebbe essere necessario prendere antibiotici prima di un intervento odontoiatrico, tra cui pulizie dentali, o qualsiasi procedura chirurgica che potrebbe consentire ai batteri di entrare nel flusso sanguigno. Per molte persone con protesi articolari e sistema immunitario normale, l’American Academy of Orthopaedic Surgeons (AAOS) raccomanda l’assunzione di antibiotici preventivi prima di un intervento odontoiatrico.
Attenzione ai segni di infezione. Informate immediatamente il vostro medico se si sviluppano uno dei seguenti sintomi di una possibile infezione di protesi all’anca:
Febbre persistente (superiore a 37,8 ° C per via orale)
Brividi scuotenti
Aumento del rossore o gonfiore della ferita all’anca
Fuoriuscita di materiale dalla ferita dell’anca
Aumento del dolore all’anca sia in attività che a riposo
Evitare cadute
Una caduta durante le prime settimane dopo l’intervento chirurgico può danneggiare la nuova anca. Le scale sono un pericolo particolare fino a quando l’anca è forte e mobile. Si consiglia di usare un bastone, stampelle, un deambulatore o un corrimano o avere qualcuno che ti aiuta fino a quando non migliora il tuo equilibrio, la tua flessibilità e la forza.
Il vostro chirurgo ortopedico e fisioterapista vi aiuteranno a decidere quali supporti saranno richiesti dopo un intervento chirurgico, e quando questi supporti possono tranquillamente essere abbandonati (in media dopo 4 settimane).
Altre precauzioni
Per garantire il corretto recupero e prevenire la lussazione della protesi, è possibile che venga chiesto di prendere precauzioni particolari – di solito per le prime 6 settimane dopo l’intervento chirurgico:
Non accavallare le gambe
Non piegare le anche più di un angolo retto (90 °)
Non ruotare i piedi eccessivamente verso l’esterno o l’interno

Non dormire sul fianco
Il Dott. Cavallo ed il fisioterapista vi daranno ulteriori istruzioni prima della dimissione dall’ospedale.
Risultati
Come preservare la vostra protesi all’ anca
Ci sono molte cose che potete fare per proteggere la vostra protesi all’anca e prolungarne la durata
Praticare esercizio fisico regolare per mantenere la giusta forza e la mobilità della vostra nuova anca.
Prendere precauzioni particolari per evitare cadute e infortuni. .
Assicurati che il dentista sappia che avete una protesi all’anca prima che intervenga. Avrete bisogno di prendere gli antibiotici prima di qualsiasi procedura dentale.
Consultare il Dott. Cavallo periodicamente per gli esami di controllo e radiografie, anche se la vostra anca non da fastidi.

COSA DEVE FARE IL PAZIENTE A DOMICILIO: ESERCIZI

Deambulazione con due bastoni per due mesi.
Con un solo bastone contro-laterale all’anca operata per un mese.
Il paziente deve ripetere più volte al giorno i sotto elencati esercizi di rinforzo muscolare appresi durante il periodo di degenza (ogni esercizio va eseguito mantenendo la posizione per 5 secondi).

In posizione supina : con i piedi appoggiati sul letto,con anche e ginocchia flesse, sollevare il bacino dal piano del letto, mantenere la posizione e tornare nella posizione iniziale.

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Flettere l’anca operata, forzare la flessione ottenuta afferrando la coscia con le mani a ginocchio flesso. Da questa posizione flettere ed  estendere il ginocchio.

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In posizione laterale sul lato sano con un cuscino tra le ginocchia:
1) abdurre l’arto, mantenendo la posizione e ritornare alla posizione di partenza.

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2) flettere l’anca ed estenderla. Nella flessione dell’anca flettere il ginocchio, nell’estensione estenderlo.

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In posizione prona (steso sul letto con la pancia sotto) Estendere l’anca a ginocchio flesso e a ginocchio esteso.

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In posizione seduta: flettere ed estendere alternativamente le ginocchia

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In piedi:
1) flettere ed estendere l’anca operata,
nella flessione flettere il ginocchio, nell’estensione estenderlo.

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2) Abdurre l’anca operata, mantenere la posizione e tornare alla posizione iniziale.

3) quando il paziente potrà caricare completamente sull’arto operato, associare i seguenti esercizi:

carico sulle punte e ritorno alla posizione iniziale,
carico sui talloni e ritorno alla posizione iniziale.

Oltre che camminare diverse volte al giorno senza affaticarsi, quando è possibile il paziente può praticare nuoto ed esercitarsi con la cyclette inizialmente alzando la sella in modo da compiere agevolmente l’intero giro del pedale nonostante la limitazione funzionale dell’anca operata; nei giorni successivi, si abbassa la sella di 1 cm al giorno.
Quando la sella sarà abbassata del tutto, si potrà ulteriormente migliorare la flessione dell’anca aggiungendo uno o più spessori di sughero da 1 cm al pedale dell’arto operato.
Gli esercizi alla cyclette verranno eseguiti 3-4 volte al giorno per una durata di 30 minuti circa.

CONTROLLI DA FARE

Come ogni cosa anche la protesi invecchia ed ha pertanto bisogno di essere controllata periodicamente.
Sottoponetevi categoricamente ogni 2-3 mesi per il primo anno e successivamente ogni 12 mesi ad una visita ortopedica, anche se non avvertite nulla di anormale.
In occasione di ciascuna visita di controllo, il paziente protesizzato all’anca dovrà portare un esame radiografico del bacino per anca con proiezione frontale e assiale, così da permettere allo Specialista una valutazione completa delle condizioni della protesi e del rapporto osso-protesi anche per un’indicazione prognostica dell’impianto protesico.

Il paziente operato dovrà avvertire al più presto il Chirurgo ortopedico di qualsiasi fattore clinico patologico che possa comportare un rischio per la protesi: infezioni delle vie respiratorie, delle vie urinarie o di altre parti del corpo, oppure in occasione di interventi chirurgici programmati (ad esempio protesi dentarie).

Queste sono le condizioni affinché l’intervento a cui siete stati sottoposti continui a darvi risultati soddisfacenti nel corso degli anni.

 

Sindroma da impingement Femoro-acetabolare (FAI)
L’impingement femoro-acetabolare (FAI) è una condizione in cui le ossa dell’anca hanno una forma anomala. Poichè non combaciano perfettamente, le ossa dell’anca sfregano l’una contro l’altra causando danni alla articolazione.
Anatomia
L’anca è uno snodo tra una parte sferica ed una cavità che la contiene. La cavità è formata dell’acetabolo, che fa parte della grandi pelvi ossea. La sfera è la testa del femore, che è l’estremità prossimale del femore
Un tessuto scivoloso chiamato cartilagine articolare ricopre la superficie della sfera e dell’acetabolo. Si crea una superficie di attrito liscia, che aiuta le ossa a scivolare facilmente l’una sull’altra.
Il margine dell’acetabolo è circondato da una resistente fibrocartilagine chiamata labbro. Il labbro forma una guarnizione attorno alla presa, creando una tenuta ermetica e contribuendo a fornire stabilità al giunto.

In un’anca sana la testa del femore si inserisce perfettamente nell’acetabolo.
Descrizione
Nel FAI, gli speroni di ossa si sviluppano intorno alla testa del femore e / o lungo dell’acetabolo. La crescita eccessiva delle ossa fa sì che le ossa dell’anca confliggano uno contro l’altro, piuttosto che muoversi agevolmente. Nel corso del tempo, questo può portare alla lacerazione del labbro e alla rottura della cartilagine articolare (artrosi).
Tipi di FAI
Ci sono tre tipi di FAI: pincer, cam, e impingement combinato.
Pincer. Questo tipo di conflitto si verifica perché l’osso accessorio si estende sopra il normale bordo dell’acetabolo. Il labbro può essere schiacciato sotto il bordo prominente dell’acetabolo.
Cam. Nell’ impingement tipo CAM la testa del femore non è rotonda e non può ruotare agevolmente all’interno dell’acetabolo. Un urto si forma sul bordo della testa femorale che usura la cartilagine all’interno dell’acetabolo..
Impingement combinato: significa solo che tipo sia la pincer(pincer) e i cam sono presenti.

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(Sinistra) Pincer impingement. (destro) Cam impingement.

Progressi del FAI
Non si sa quante persone possono essere affette da FAI. Alcune persone possono vivere a lungo, una vita attiva con FAI e non hanno mai problemi. Quando i sintomi si sviluppano, però, indica in genere che vi è un danno alla cartilagine o al labbro e la malattia rischia di progredire. I sintomi possono includere dolore, rigidità, e cominciare a zoppicare.
Causa
Il FAI si verifica perché le ossa dell’anca non si sviluppano normalmente durante gli anni dell’infanzia in crescita. È la deformità di uno sperone osseo, che porta ad un danno articolare e dolore. Quando le ossa dell’anca sono modellate in modo anomalo, c’è poco che si possa fare per prevenire FAI.
Perché atleticamente persone attive possono far funzionare l’articolazione dell’anca con più vigore, possono cominciare a sperimentare il dolore prima di coloro che sono meno attivi. Tuttavia, l’esercizio non causa FAI.
Sintomi
Persone con FAI di solito hanno dolore nella zona inguinale, anche se il dolore a volte può essere più verso l’esterno dell’anca. Una fitta improvvisa può verificarsi con le rotazioni, torsioni e accovacciato, ma a volte è solo un dolore silenzioso.

Valutazione medica
Durante il la visita specialistica, il Dott. Cavallo valuterà i vostri sintomi all’anca e lo stato di salute generale.
Impingement test
Come parte del esame clinico , il medico probabilmente effettuerà un esame fondamentale (FABER TEST). Per questo test, il medico porterà il ginocchio verso il petto e lo farà ruotare verso l’interno verso la spalla opposta. Se questo ricrea il dolore all’anca, il risultato del test è positivo per impingement.
Esami
Il medico può ordinare test diagnostici per aiutarlo a determinare se siate affetti da FAI.
I raggi X. Questi forniscono buone immagini di osso e mostreranno se l’anca ha ossa a forma anormalmente di FAI. I raggi X possono anche mostrare segni di artrite.
La tomografia computerizzata (TC). Più in dettaglio di una pianura radiografia, TAC aiutare il medico a vedere la forma esatta anomala della vostra anca.
La risonanza magnetica (MRI). Questi studi possono creare migliori immagini dei tessuti molli. Aiuteranno il dott. Cavallo a trovare danni al labbro e alla cartilagine articolare. Iniettare contrasto nell’ articolazione durante la risonanza magnetica può manifestarsi in modo più chiaro. Il medico può anche iniettare un farmaco anestetico nell’anca come un test diagnostico. Se il farmaco anestetico fornito allevia il dolore temporaneamente, conferma che il FAI è il problema.

Trattamenti
Trattamento non chirurgico
Cambiamenti di attività. Il Dott. Cavallo può raccomandare prima di cambiare semplicemente la vostra routine quotidiana e di evitare attività che causano i sintomi.
Farmaci non steroidei anti-infiammatori:farmaci come l’ibuprofene possono essere forniti in un modulo di prescrizione per contribuire a ridurre il dolore e l’infiammazione.
Terapia fisica: Esercizi specifici in grado di migliorare la gamma di movimento nel vostro fianco e rafforzare i muscoli che sostengono l’articolazione. Questo può alleviare alcuni stress sul labbro ferito o della cartilagine.
Trattamento chirurgico
Se i test mostrano un danno articolare causato da FAI e il vostro dolore non è alleviato dal trattamento non chirurgico, il medico può raccomandare un intervento chirurgico.
Molti problemi FAI possono essere trattati con la chirurgia artroscopica. Le procedure artroscopiche sono basate su piccole incisioni e con strumenti sottili. Il chirurgo utilizza una piccola telecamera, chiamata artroscopio per visualizzare l’interno dell’anca.
Durante l’artroscopia, il medico può riparare o pulire eventuali danni al labbro e della cartilagine articolare.  Può correggere il FAI tagliando il bordo ossea dell’acetabolo e anche lo potrà alesare lo sperone sulla testa del femore. Alcuni casi gravi possono richiedere un’operazione di apertura (artrotomia) con una più vasta incisione per raggiungere questo difetto.

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(A sinistra) durante l’artroscopia, il chirurgo inserisce un artroscopio attraverso una piccola incisione delle dimensioni di un’asola. (destro) Altri strumenti sono inseriti attraverso incisioni separati per trattare il problema.
I risultati a lungo termine
La chirurgia può ridurre con successo i sintomi causati dal conflitto. Correggere il conflitto può prevenire futuri danni all’anca. Tuttavia, non tutto il difetto può essere completamente corretto dalla chirurgia, soprattutto se il trattamento è stato ritardato ed il danno è grave. È possibile che più problemi possono svilupparsi nonostante tutto nel futuro.